La storia di Alessandra: quando le persone attorno non hanno fatto niente. “Questo è uno dei gesti più brutti e che rimane dentro.”

Delle molestie che ho subito volevo raccontare di quando per due volte le persone attorno a me non hanno fatto niente. Questo è uno dei gesti più brutti e che rimane dentro.

Ero con un gruppo di persone, ragazzi e ragazze, in visita a una fattoria, in Sicilia, mi sono seduta sull’erba e quando mi sono alzata un signore alto e grasso, quindi piuttosto robusto, mi ha presa per il polso e ha iniziato a toccarmi pesantemente con la scusa che avevo i pantaloni sporchi ad altezza del sedere. Ho cercato di divincolarmi, ma mi teneva il polso forte, gli ho detto più volte di lasciarmi e lui mi girava il braccio in modo da continuare ad arrivare al mio sedere con la sua mano pesante. Quando finalmente mi ha mollata avevo ancora erba sui pantaloni, ovvio che non si sia concentrato a togliermela, non l’ho pensato nemmeno un secondo… ma forse le persone attorno sì? L’hanno fermato? No, hanno riso!!! Nessuna persona di buon senso avrebbe riso a uno che ti tiene il polso in quel modo e ti tocca finché gli pare senza ascoltarti. Solo quando ho URLATO “Lasciami”, mi ha lasciata andare. Non ci credevo in quel momento e nemmeno quando lo racconto. Non sono riuscita nemmeno a parlare più alle persone del gruppo, mi sono isolata mentalmente senza bene accorgermene, avevo una rabbia che non sapevo esprimere!

La seconda volta ero in una strada principale di Bologna, affollata ma non troppo, stavo tornando dal supermercato, sul marciapiede nel verso opposto camminava uno che mi ha guardata per due secondi di più. Non era stato insistente ma ho capito che c’era qualcosa che non andava. Ho continuato a camminare dritta senza dargli attenzioni, quando l’ho sorpassato (e non potevo vederlo) questo mi ha palpato il sedere, mi sono girata ed è scappato via come un pazzo. Non sapevo se ridere perché era ridicolo come un film di Pierino, mi sono guardata attorno, nessuno ha fatto niente (sicuramente qualcuno ha visto!), ho fatto anche io finta di niente, poi sono entrata in una mezza galleria del portico e sono scoppiata a piangere. Ho mandato dei messaggi a tre amici affezionati, di cui uno mi ha detto di mettermi vestiti larghi la prossima volta. Ho litigato, non mi ha detto che stava scherzando (né che stava dicendo sul serio), ma come battuta è pessima (nel giro di due settimane l’ho depennato dagli amici, dopo averlo conosciuto meglio).

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La storia di Ilaria: molestie in bici a Firenze, con risposta e scuse

Ho deciso di pubblicare la mia storia perché, tra le tante esperienze di molestie verbali che subisco almeno una volta al mese, questa si distingue per un unico motivo: il molestatore per la prima volta nella mia vita mi ha chiesto scusa.
Verso mezzogiorno di uno dei primi di settembre stavo tornando a casa dal centro. Ero in bici e carica di libri. In una strada grande, ma poco trafficata vedo un uomo sulla sessantina che cammina sul marciapiede in direzione opposta alla mia. Mi guarda e mi dice “Bella.” E subito dopo emette, schioccando le labbra, una serie di quei versetti inconfondibili che si usano per chiamare i gatti.
Ho inchiodato e mi sono girata verso di lui, urlandogli che non ero il suo gatto o il suo cane, e che nessuna donna si merita di essere trattata in quel modo. Lui è rimasto interdetto: evidentemente non aveva previsto che mi sarei fermata, tantomeno che avrei avuto una reazione così forte. Mi sono sforzata di non offenderlo, ma la mia rabbia e il mio fastidio erano tangibili.
Nel frattempo è arrivata una donna che ha guardato la scena sbigottita, e lui, alzando entrambe le mani in gesto di difesa e come per calmarmi mi ha detto: “Va bene,va bene, scusa.” Ho rigirato la bici e me ne sono tornata a casa soddisfatta. Probabilmente se fossimo rimasti soli mi avrebbe mandato a quel paese, invece sono riuscita a rigirare la situazione facendo sentire in imbarazzo lui.

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[ACTION NEEDED] Indagine internazionale sulle molestie in strada

hollabig

Da oggi, in contemporanea in diversi paesi di sei continenti, è disponibile sulla piattaforma della Cornell University un questionario che richiede circa 10 minuti per la compilazione. La survey, completamente anonima e tradotta in più lingue, chiede dati demografici, esperienze con le molestie, le reazioni ad esse e altre domande che vorrebbero fare luce su come avvengono le molestie in strada e negli spazi pubblici e si rivolge a tutti, uomini e donne.

Hollaback, che è presente in 79 città e 26 paesi, sta infatti collaborato con la prestigiosa Cornell University ILR School, in particolare con la prof. Beth Livingston, al fine di indagare a livello internazionale le modalità con cui si manifestano le molestie in strada e il loro impatto sulle persone coinvolte. Grazie alla cooperazione con tanti gruppi di attivisti locali di Hollaback nel mondo, come quello italiano, in questo momento molte persone stanno già compilando l’indagine online. La rilevazione andrà avanti fino al 15 dicembre.

All’inizio del 2015 la Cornell University diffonderà i risultati della ricerca, dando un ritorno anche a livello dei singoli paesi che hanno partecipato. Più persone risponderanno, più i risultati del sondaggio daranno un quadro dettagliato della situazione internazionale e nazionale. Approfondire la conoscenza del fenomeno permetterà, tra le altre cose, di aprire un dibattito pubblico al riguardo, con dei dati a disposizione, i quali vanno ad aggiungersi alle tantissime storie di molestie raccolte sui siti di Hollaback. Per mettere fine alle molestie in strada occorre sviluppare e attuare strategie innovative che assicurino un accesso non discriminato agli spazi pubblici.

 

CLICCA QUI PER PARTECIPARE https://cornell.qualtrics.com/SE/?SID=SV_4InknD5oiPi0Eqp
(per tutti/e, maggiorenni)

La storia di Ilaria: molestie in treno in Sicilia

Questo episodio è avvenuto quest’estate. Ero sul treno diretto a Messina, città dove studio. Era primo pomeriggio e il treno era quasi vuoto. Io ero seduta accanto il finestrino e guardavo fuori. Di solito leggo o studio ma quel giorno avevo deciso di ascoltare della musica. Fu una fortuna perché la usai come scusa per non rispondere. Lo scompartimento in cui ero era vuoto e dopo una mezz’ora salì un signore di circa sessant’anni vestito normalmente. Io lo salutai con un semplice salve e tornai ai miei pensieri. Dopo una decina di minuti passò il controllore e io dovetti guardare verso di lui ma non parlammo. A quel punto appoggiai una gamba distendendola per via di un fastidio in una vecchia ferita al ginocchio e in quel momento l’uomo iniziò a parlarmi. Io non avevo voglia di fare conversazione e semplicemente feci finta di non sentirlo grazie alle cuffie. I miei jeans erano sdruciti in alcuni punti e si vedevano alcuni pezzi di pelle. Quell’uomo iniziò a fare apprezzamenti e commenti sui miei pantaloni e sulle mie gambe. Io non sentivo bene tutto e lo preferivo. A un certo punto si alza per sgranchirsi le gambe, ma poi si siede accanto a me e dopo pochi secondi mi sfiora il ginocchio. Io mi giro a guardarlo schifata. Lui mi sorride. Non so cosa avrei fatto allora, ma una signora con una bambina appena salite si affacciarono al mio scompartimento per avere un’informazione in inglese e quel tizio credendo forse che sarebbero rimaste se ne andò immediatamente. Che fosse consapevole di stare commettendo un’azione sbagliata è palese. Io mi chiedo se sarei riuscita a non mettermi a vomitare.

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41+

La storia di Ilaria: molestie in centro a Genova

La mia storia è breve, ma mi ha fatta sentire sporca e se ci penso ancora adesso mi fa sentire in colpa… non so di cosa precisamente ma è così.

Ho passato una bellissima serata tra amiche a casa di una di queste, dopo cena mi avvio verso casa e passo per il Porto Antico, c’erano le bancarelle e una marea di persone e quindi mi sentivo sicura…
Premetto che ho più di un tatuaggio tra cui uno sul petto molto grosso.

Mentre cammino mi passano accanto un gruppo di uomini che camminano dalla parte opposta alla mia e uno di loro mi dice a voce alta: “Hai un tatuaggio sulle tette! e sulla patatina??”
Io gli rispondo “vaffanculo” senza fermarmi e corro a prendere il bus…
Magari a molte persone fa ridere questa cosa (come ai miei amici maschi), ma a me ha infastidito tantissimo.
E sento come se la colpa fosse stata mia… Non so il perché…

Ho sempre incontrato maniaci a qualsiasi ora e mi hanno sempre turbata tanto essendo io molto sensibile…
Perché dobbiamo sopportare tutto questo??

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57+

La storia di Marta: “Sono scesa dall’autobus paradossalmente sentendomi fortissima e contenta per aver risposto in maniera decisa alla molestia, senza sensi di colpa o remore”.

Qualche giorno fa, ero seduta sulla 90 (un tram di Milano) aspettando di scendere. A una delle tante fermate sale un ragazzo che per sedersi vicino a me, sbanda un po’ e mi sfiora il ginocchio. Penso che “va be’, c’è un sacco di calca, può essere…”. Ci facciamo i fatti nostri quando mi accorgo di avere la sua mano sulla spalla: mi aveva abbracciata e adesso mi sta accarezzando la spalla.
Mi giro di scatto e gli chiedo/gli urlo cosa stia facendo alla sua faccia sorridente che di colpo si rabbuia. Gli dico che deve vergognarsi e che non deve più permettersi, mai più. MAI PIÙ!
Lui fissa per due minuti il sedile davanti e alla fermata dopo con la coda tra le gambe se ne va.
Le due signore di fianco a me commentano l’accaduto dicendo che ho fatto bene a rispondere e che ci dobbiamo saper difendere. Dicono anche che secondo loro era matto, ma io rispondo che non è quella la questione perché capitano tutti i giorni le molestie sui mezzi pubblici. Solidali devo dire; ovviamente dopo la molestia, nel prima e nel durante nessuno ha detto niente. Una delle due signore nel commento mi dice anche: “non si doveva permettere già di metterti la mano suil ginocchio, che schifo!!”, e io penso che sarebbe stato carino se mi avesse aiutata dicendo questo pensiero ad alta voce qualche minuto prima.

Sono scesa dall’autobus paradossalmente sentendomi fortissima e contenta per aver risposto in maniera decisa alla molestia, senza sensi di colpa o remore: sentimenti che ho sentito per la maggior parte del tempo della mia vita in queste situazioni e che finalmente non provo più.

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La storia di una volontaria Hollaback, da Cormano

Voglio condividere con voi questa esperienza che mi ha alquanto inquietato e mi ha fatto molto ragionare sul limite tra complimento e molestia.
Abito a Cormano, una cittadina vicino a Milano in cui le mattine di inizio ottobre sono già nebbiose e fredde. Per andare a prendere il treno tutti i giorni attraverso un parchetto non troppo popolato. Qualche giorno fa, durante questo tragitto di routine un signore sulla sessantina (ho 22 anni) mi saluta con un buongiorno. Nella mia fretta decido di non ricambiare. Questo è il nostro scambio di battute:
SIG: non mi saluta?
IO: io non la conosco!
SIG: certo che ci conosciamo, non si ricorda? Ci siamo conosciuti 7-8 anni fa, qui vicino. L’avevo fermata in strada per dirle che lei è bellissima. Non si ricorda davvero? Ci siamo anche incrociati ieri nella strada qui a fianco e io l’ho salutata e lei lì aveva risposto al saluto.

Era vero. Non so dirlo dell’incontro di 7 anni fa, OVVIAMENTE quello non me lo ricordo. Inizio a intimorirmi molto e cammino così più velocemente, ma lui mi dice che mi deve dire una cosa importante. Visto che siamo soli, decido di assecondarlo e gli dico che allora mi deve accompagnare verso la stazione perché devo prendere il treno.

SIG: Le vorrei solo chiedere se le andrebbe di conoscermi. Lei è così splendida. Capisco che lei possa essere fedele, ma nel caso non lo fosse non bisogna porre limiti all’amore secondo me
IO (praticamente corricchiando davanti a lui): No, guardi, non mi va di conoscerla
SIG (praticamente rincorrendomi): la prego, io sarò in via Achille Grandi stasera, la aspetto. abito lì, la aspetterò tutte le sere alle 20.00. Verrà stasera?
IO: No, non verrò
SIG: lei è un tesoro. Se stasera o nei prossimi giorni cambia idea, io la aspetto, ci terrei molto. Buona giornata.
IO: Salve.

La prima cosa che penso è che in Achille Grandi non ci passerò mai più.
Sono rimasta inquietata tutto il giorno, non riuscendomi bene a rendere conto dell’accaduto:”Di solito reagisco alle molestie… Ma questa era una molestia? Perché ero così inquietata?”

Alla fine (pensandoci, parlandone…) ho concluso e concludo che sì, questa mia esperienza è stata una molestia. Perché non importa il modo – se gentile o irruento -, ma il cosa. Ma SOPRATTUTTO importa come mi sono sentita: MALE.

Sono con te
40+

La storia di una volontaria Hollaback, da Padova

Qualche tempo fa stavo lavorando come hostess per accompagnare un gruppo di turisti in giro per la città e sostanzialmente non perderli in giro. Eravamo io e altre 3 ragazze. La divisa obbligatoria prevede una gonna nera al ginocchio, scarpe nere col tacco, camicia bianca e giacca nera, capelli sciolti.
Eravamo in quel momento sedute in piazza in attesa del nostro gruppo durante una pausa, erano circa le sei di pomeriggio di fine settembre.
Tutto questo per dire che le condizioni erano favorevoli: vestite con la divisa, circondate da gente, in piazza del Santo col sole estivo.
Un tizio ci si avvicina e inizia a fare domande alle quali io non rispondo, ma un’altra ragazza sì. “Cosa fate qui?” “come mai siete qua?” “da dove venite?”
A un certo punto la ragazza se ne va e rimaniamo in due. La mia collega era paralizzata dal terrore. Decido di prendere in mano la situazione e di mettere a frutto la mia esperienza di volontaria Hollaback: inizio a fargli domande io. Le stesse che aveva fatto a noi. Mi alzo e lo invito ad andarsene. Gli ho proprio detto “per favore ora se ne vada, arrivederci” anche perché stavo anche lavorando, non osavo permettermi di urlare o altro.
LUI MI PASSA UN BRACCIO ATTORNO ALLE SPALLE. Credevo di svenire, sinceramente. Invece l’ho spostato e gli ho ripetuto la frase di prima e se n’è andato.

In tutto questo io ho scoperto che posso anche non morire anche se sono terrorizzata, che l’altra ragazza era sconvolta e non avrebbe mai reagito così e che un signore vicino a noi ha assistito senza aiutare. Si è limitato a farmi i complimenti per il mio sangue freddo.

Non voglio trarre conclusioni, ci sono troppi “Ma” e troppi “se”. Lascio fare a voi.

Sono con te
36+

La storia di Chiara

Ho una tale rabbia e un disgusto in corpo che non riesco nemmeno a dormire. Ho bisogno di sfogarmi, condividendo questo spiacevole episodio su questo sito.
Io e delle mie amiche abbiamo deciso di trascorrere insieme una serata in un pub vicino al nostro paese, in cui vi era una festa della birra, con tanto di DJ. Le mie amiche hanno deciso di lasciare a casa i rispettivi fidanzati (io sono single) e questa avrebbe dovuto essere una serata tra sole donne. Una birretta veloce e poi ci gettiamo subito nella pista. La mia amica S. è una ragazza bellissima, di venticinque anni, ma minuta, mentre io sono abbastanza robusta e con un forte senso di protezione verso le mie amiche. Subito la mia attenzione ricade su un gruppo di uomini, palesemente ubriachi e attorno alla cinquantina, che comincia a gesticolare e fare apprezzamenti verso S. Inizialmente li ignoriamo e pensiamo solamente a ballare e divertirci. Dopo poco uno di questi cosiddetti uomini si avvicina a S., comincia a toccarla, abbracciarla e invitarla a ballare, e ovviamente lei si rifiuta. Al secondo no di S. e vedendo che l’uomo insisteva, sono intervenuta mettendomi in mezzo e facendogli capire di girare alla larga. Lui mi urla della lesbicona del ca**o e se ne torna dal branco. I loro sguardi sono sempre puntati su di noi, nonostante la musica alta riesco a capire dai loro gesti che non intendono mollare la presa. Uno di loro fa cadere per terra le nostre borse, e non appena mi chino a raccoglierle l’uomo di prima afferra S. e la trascina con sé, e il resto del gruppetto si fa cerchio attorno a loro, impedendomi di passare. Ho avuto una paura tremenda per S., e se F. non fosse riuscita a passare e a prendere S. non so cosa sarebbe successo. F. e S. hanno cominciato a dire che erano entrambe fidanzate, ma loro non vi credevano e hanno cominciato a volare insulti e spintoni. Per fortuna poco dopo sono arrivati i loro ragazzi, e abbiamo persino scoperto che uno del branco li conosceva. Sono impalliditi e, mentre prima ci ronzavano intorno, in quel momento sono spariti e ci giravano al largo.

Per fortuna, nonostante gli spaventi, a parte le spintonate che F. ha ricevuto per salvare S., non è successo nulla di grave. Ma questi atteggiamenti mi fanno schifo. Ignorare i rifiuti, fare branco, mettersi a difendere il molestatore, e cominciare ad alzare le mani. Non è possibile che un gruppo di amiche non possa uscire a divertirsi in tranquillità, senza aver bisogno di qualcuno che le protegga? Perché non possiamo essere libere di passare una serata tra donne senza aver paura di venire molestate in questo modo?

Ps. non credo di essere lesbica, ma a quanto pare schifare le molestie e gli schifosi tentativi maniacali di approccio di certi individui e cercare di aiutare un amica è sinonimo di portarsela a letto e quindi meritevole di insulti.

Sono con te
55+

La riflessione di Marianna: “Vorrei che tutte le ragazze non scrivessero più com’erano vestite quel giorno”

Vorrei scrivere una cosa a tutte le ragazze di Hollaback, a tutte quelle che scrivono, che leggono, e a tutte le altre.
Ho notato che, in quasi OGNI singola storia che ho letto, le ragazze, senza naturalmente nessuna malafede, hanno sempre descritto il modo in cui erano vestite.
La cultura del senso di colpa che affligge le donne, del “te lo sei cercata”, del “non uscire tardi da sola la sera e non vestirti da puttana” ci ha talmente stritolate che sentiamo il bisogno inconscio di giustificarci, scrivendo che eravamo vestite in modo sobrio, o sottolineando che, quando la molestia avvenne, era inverno, e non portavamo abiti succinti.
Vorrei che tutte le ragazze non scrivessero più com’erano vestite quel giorno.
E’ un fatto totalmente irrilevante, irrilevante quanto la data del giorno o cosa avevate mangiato per colazione.
Sappiamo che veniamo molestate in minigonna e con i jeans e la giacca, di sera tardi e in pieno giorno, per cui basta con le giustificazioni, noi non dobbiamo giustificarci più e con nessuno. Non dobbiamo spiegazioni.
Non è importante se io avevo il rossetto e un vestitino corto oppure una tuta da sub.
E’ importante SOLO la descrizione della molestia.
Tutto questo deve finire, e non è nostra la colpa.
Vorrei che lo capissero tutti gli uomini.

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