La storia di Lisa, da Mantova

Questa storia risale a 2 anni fa, ma ancora mi pesa come un fardello indelebile.
Ero appena uscita dalla stazione dei treni un po’ prima della sette di sera, era inverno e quindi buio. Ho attraversato la strada e superato un hotel, all’angolo c’è una stazione dei bus. Non dovevo aspettare il bus, ma mia madre che mi veniva a prendere.

In quella zona ci sono anche molti negozi di kebab e d’articoli africani e asiatici. Purtroppo per me, appena mi metto alla stazione del bus (vuota) escono da un negozio di kebab un gruppo di ragazzi, circa 8, i quali parlano la loro lingua e appena mi notano si dirigono verso di me. Io faccio finta di niente, ed estraggo il cellulare.

A quel punto alcuni di loro si mettono a fischiettare e parlare a voce alta, nella loro lingua, mentre uno di loro con portanza aggressiva mi si avvicina e mi dice “ehy bella, sei uscita dalla ronda stasera?” Preciso che ero vestita con un paio di leggings neri, gli anfibi un maxi golfone lungo e una giacca di pelle d’aviatore, quindi nulla di scandaloso o provocante (dato poi che scendevo dal treno).
Faccio comunque finta di niente, non reagisco, mi alzo dalla panchina e mi allontano di poco. Allora questi iniziano a scaldarsi e continuano a seguirmi, compreso quello che mi ha parlato, il quale continua “io credo che posso rimediare la tua serata, ho quello che stai cercando”.
Io mi infastidisco, ma non reagisco IN ALCUN DANNATO MODO.

Loro sono in gruppo, io da sola. Persone a piedi non stavano passando da quella zona, solo macchine e motorini. Devo ammettere che l’esperienza è stata terrificante e non avevo la minima idea di come reagire. Alla fine, ho iniziato a camminare velocemente verso la direzione opposta (la stazione) e sono entrata nella hall dell’hotel adiacente. Piangendo chiamo mia madre e le dico di venirmi a prendermi subito. Quando è venuta, ero così spaventata e avevo talmente tanta vergogna che non le ho detto nulla.

Questo senso di colpa che la società ci inculca, che siamo sempre noi le responsabili delle aggressioni per come siamo vestite etc. è molto sbagliato.

E ancora più sbagliato e inquietante è vivere nel terrore di una violenza sessuale di gruppo. Come è successo a me quella sera. Tutta questa misoginia, questo modo di importunare le donne sconosciute solo perché donne, deve finire il più presto possibile.
Non si può continuare a vivere col terrore della violenza che ci perseguita.

Sono con te
21+

La storia di Giovanna: molestie a una festa

Ciao, ho già scritto in precedenza, ma voglio condividere anche questa storia che, vi avviso già, sarà un po’ lunga. Ho 19 anni, vivo e studio a Londra. La prima settimana di università una mia amica mi ha invitato a una festa a casa di un suo amico. Non conoscevo nessuno tranne lei, ma mi stavo divertendo. A un certo punto vado in bagno semplicemente per controllare il trucco e i capelli perchè faceva molto caldo e mi sembrava che il trucco si fosse sciolto. Sto in bagno meno di 1 minuto, giusto il tempo di un’occhiata allo specchio. Apro la porta e un ragazzo polacco, con cui avevo scambiato 2 chiacchiere in precedenza, cerca di spingermi dentro dicendomi “dai vieni in bagno 5 minuti con me”. Con fermezza ma non aggressività gli dico “no grazie” e mi divincolo dalle sue mani che mi spingevano. Mi afferra il braccio e mi dice “dammi un bacio!”, gli dico NO. mi chiede perché e rispondo che non voglio. Allora mi riprende il braccio e mi ripete che vuole un bacio. Gli dico di lasciarmi in pace ma lui non demorde e mi chiede di parlare. Gli dico “io non ho niente da dirti” ma lui continua a insistere che mi vuole conoscere, allora gli dico: “se vuoi parlare dimmi cosa vuoi sapere e poi lasciami in pace”. Comincia a farmi tante domande personali e a raccontarmi di sé: “sei fidanzata?” “io sono un Dj” “quando hai perso la verginità?” ecc. per poi concludere con “mi offenderei davvero tanto se tu non mi baciassi adesso”. Gli rispondo molto arrabbiata “e offenditi io non ti bacio”. Me ne vado e cerco di stargli lontana tutta la sera. Quasi a fine serata ritorna a chiedermi ‘sto bacio ma io me ne vado di nuovo. A un certo punto si è fatto tardi e la festa finisce, prima di andare via saluto delle persone che avevo conosciuto quella sera ma cerco di stare il più lontano possibile dal polacco. Lui, viscido come un lombrico, si avvicina a me che ero di spalle e mentre mi giro per salutare un ragazzo approfitta del fatto che non l’avessi visto per allungare le mani e farle scivolare dal seno fino a giù ….GIù! rimango paralizzata per qualche secondo perché non me l’aspettavo proprio. Nel frattempo lui si allontana e ne approfitta per fare la mano morta anche sul lato B. Mi guardo un attimo intorno e un suo amico (un ragazzo con cui avevo fatto amicizia quella sera) mi guarda sconvolto e mi dice che è desolato, che il suo amico è un cretino e che gli dispiace tantissimo. Io lo guardo negli occhi e gli rivolgo uno sguardo che significava: “GRAZIE PER AVER CAPITO E PER QUELLO CHE HAI DETTO”. Senza dire niente prendo la giacca e la mia amica per il braccio ed esco da quella casa con una sensazione inspiegabile. Un misto tra ira funesta per quello che l’imbecille aveva fatto e la mia incapacità di reagire, tristezza per essere stata di nuovo vittima di offese sessuali e soddisfazione perché qualcuno aveva capito e mi aveva fatto sentire meno sola.
Giorni dopo ho saputo che il ragazzo che mi aveva chiesto scusa per il suo amico, quando ero andata via, aveva provveduto a dare 4 schiaffi al polacco e a insultarlo per il suo comportamento.
Sono stata invitata a un’altra festa dalle stesse persone che ho conosciuto quella sera. Non ci sono mai più andata.

Sono con te
24+

La storia di Martina, dalla Toscana

Due estati fa, essendo stata rimandata in due materie alla fine dell’anno scolastico, mi ritrovavo verso mezzogiorno alla fermata dell’autobus. Questa fermata è leggermente isolata rispetto alle altre; è nel centro della città, ma in una strada dove di notte l’illuminazione è scarsa (per questo evito di prendere l’autobus da sola in quel punto), nonostante non sia poco frequentata. Quel giorno, stranamente, ero seduta sulla panchina mentre un’altra signora stava in piedi vicino alla tabella degli orari. Insomma, avevo gli auricolari nelle orecchie e stavo chattando con delle amiche (“Credo sia andato bene”, “speriamo non mi boccino”). Portavo una canottiera nera, dei pantalonicini e delle scarpe da ginnastica.
A un certo punto arriva un uomo anziano, sicuramente molto spavaldo nonostante non fosse troppo agile. Si siede accanto a me e comincia a parlarmi. Io, che mi sono sempre premurata di essere gentile con tutti, mi accorgo che mi sta parlando e allora spengo la musica, prestandogli attenzione.
Comincia a parlarmi di lui, del fatto che non si è mai sposato, di come lasciava le ragazze quando era in guerra!
“Sai, ai miei tempi non c’era il telefono, allora me le portavo a letto, promettevo loro di scrivere una lettera e le lasciavo perdere!”
Con educazione, provo a fargli capire che non mi interessa, cerco di finire il discorso là. Questo signore allora continua il discorso, fino a che non comincia a farmi complimenti, guardandomi la scollatura senza ritegno; mi dice che sono bella, mi chiede se ho un ragazzo… Poi mi prende il braccio e mi stringe a lui, infilando entrambe le mani tra il fianco e il braccio in modo da palparmi. Inutile dire che non mi sono sentita di farglielo notare, e disgustata ho semplicemente fatto finta che mi chiamasse un’amica chiedendomi di raggiungerla chissà dove, per poi fare quaranta minuti di camminata a piedi, sotto il sole (aggiungiamo che sempre in quel periodo e in quel punto ricordo benissimo di aver dovuto far finta di non sentire un uomo sulla cinquantina gridarmi “ehy bella” più volte).

Insomma, da dove parto?
Dal fatto che avevo solo sedici anni e mi sono ritrovata a fronteggiare un uomo sulla settantina e un cinquantenne (e non solo), o dal fatto che indipendentemente dall’età, è una cosa davvero disgustosa?
Toccare qualcuno senza il suo permesso è un gesto orribile, maleducato e irrispettoso, ma a quanto pare questo non viene insegnato a molti ragazzi…

Sono con te
34+

La storia di Rebecca, da Modena: “Io dico che non ci sto”

Era una normale mattina di scuola. Dunque, comincio col dire che vicino a quella dove vado io c’è un’altra scuola, dove andiamo sempre in aula magna a fare le assemblee. Quella mattina mi vestii con una gonna lunga fino al ginocchio circa e dei collant trasparenti. Dopo un’assemblea mi fermai a parlare un attimo con una mia amica e, successivamente, mi recai in classe da sola. Passai vicino a un gruppo di ragazzi (circa della mia età) della scuola affianco alla nostra, che iniziarono a fare commenti viscidi sulle mie gambe e a ciò che stava sotto la gonna (non vi dico esattamente cosa dicevano), definendo anche il mio modo di vestire come quello di una a cui “piace darla in giro al primo che capita”… notai, allora, che uno mi stava seguendo. Mi girai e lui subito tornò dai suoi amici, così ne approfittai e corsi in classe.. adesso fortunatamente non vedo più quei ragazzi in giro, ma mi chiedo come sia possibile questa cosa. Una ragazza non è più libera di indossare la gonna senza essere seguita o senza sentire commenti viscidi? Non dobbiamo più vestirci come ci pare per paura di ciò? Io dico che non ci sto, e che continuo (e continuerò) a portare la gonna, e che la prossima volta che qualcuno farà commenti del genere alzerò il terzo dito.

Sono con te
36+

La storia di anonima da Pompei: “Non ho trovato appoggio, non ho trovato sdegno, solo risate nei miei confronti, prese in giro, come se fossero dalla parte dei molestatori, e non dalla mia”

Erano circa le dieci del mattino e stavo camminando con delle amiche per la strada, stavamo chiacchierando tra noi, mi stavo divertendo. Avevo anche notato da lontano dei ragazzi su dei motorini e stavo iniziando a preoccuparmi, però poi ho pensato che ero in gruppo, era giorno, la strada non era isolata. Non poteva succedermi niente, giusto?
Intanto i tre si stavano avvicinando e, quando si sono ritrovati accanto a noi, uno di loro ha suonato con il clacson mentre gli altri due, dietro, ridevano. Io mi sono girata e ho visto il primo che guardava me e le mie amiche sghignazzando, allora ho alzato il terzo dito e gli ho sorriso di rimando, continuando poi a camminare.
La reazione delle mie amiche?
“Ma sei scema?”, “Ti stava facendo un complimento”, “Non ne avevi il diritto, lui stava facendo una cosa normalissima”, “Hai esagerato”. Io, allibita dalle loro risposte, ho cercato di replicare, di spiegargli che non era normale, che mi ero sentita infastidita, ma intanto i tre erano tornati, ci seguivano. Ci hanno sorpassate e hanno bussato di nuovo. Poi, dopo aver girato, uno dei tre mi ha mostrato il terzo dito e se ne sono definitivamente andati, mentre le mie amiche ridevano e mi dicevano: “Hai visto, ti ha risposto”.
La cosa che mi ha ferita di più non è stata la molestia in sé, non è stato il ragazzo che si è sentito in diritto di dovermi seguire e replicare, ma la reazione delle mie amiche. Non ho trovato appoggio, non ho trovato sdegno, solo risate nei miei confronti, prese in giro, come se fossero dalla parte dei molestatori, e non dalla mia.
Anzi, dalla nostra.

Sono con te
56+

La storia di Giulia: molestie di gruppo in treno

Oggi ho preso il treno per tornare da Pisa, dove frequento l’universitá, a Genova. Avevo il posto assegnato nell’ultima carrozza, appena salgo e mi sistemo sembra che sia da sola. Dopo poco sale un gruppo di uomini (penso tifosi di una qualche squadra di calcio) che urlano e hanno bottiglie di birra in mano. Sfortunatamente salgono proprio sulla mia carrozza cosí decido di spostarmi, ma per farlo devo passare in mezzo a tutti. A parte gli sguardi insistenti e versetti vari, uno di loro fa il gesto di mandarmi un bacio con la mano, solo che invece di fermare la mano in aria me la posa sulla guancia. Mi sono sentita una pecora in mezzo ai lupi, non ho avuto nemmeno il coraggio di guardarlo male, sono scappata via con una senso di frustrazione e impotenza orribili. Non so nemmeno se comunicarlo al controllore.

Sono con te
34+

La storia di Teresa da Foggia: “Confesso che adesso ho un po’ di paura a uscire da sola di sera”

Vorrei portarvi un’esperienza accadutami circa due giorni fa, alle 8 di sera.

Ero seduta su dei gradini, e stavo fumando una sigaretta prima di entrare in un negozio. C’è da dire che mi trovavo in una specie di vicoletto, dove le macchine potevano solo entrare e non uscire, non so se mi sono spiegata. Comunque noto che entra una macchina, strisciando la ruota sul marciapiede ma vabbè, che si parcheggia proprio di fronte a me, di fronte alle scalette dove ero seduta. Ebbene il tizio in questione abbassa il finestrino e dice “ciao, che bella che sei…” Io un po’ intimorita ho creduto fosse uno scherzo di qualcuno che conoscevo ma non avevo riconosciuto, visto che era abbastanza buio. Gli faccio “Chi sei?”, lui mi risponde “Come chi sono?” con un tono abbastanza sarcastico. Guardo meglio nella macchina ed era un signore anziano sulla sessantina, che non avevo mai visto in vita mia. Immediatamente butto la sigaretta a terra, scendo in fretta dagli scalini e scappo via. Giro l’angolo e la macchina fa retromarcia, tornando nella direzione da cui era venuta. Perché quella macchina è entrata proprio in quel vicoletto? Forse quell’uomo mi stava seguendo da prima? O mi ha vista entrare nel vicolo? La cosa peggiore è che potevo essere sua figlia!

Questi pensieri mi mettono i brividi. Confesso che adesso ho un po’ di paura a uscire da sola di sera, considerando che non è la prima volta che mi succedono queste cose. Purtroppo sono vittima di molestie stradali da molto tempo, e non sono né una modella o qualcosa del genere, né mi vesto in modo “scostumato” né lascio presumere qualche atteggiamento troppo aperto. In qualunque caso, però, la colpa sarebbe sempre e comunque LA LORO.

Sono con te
25+

La storia di Amy: un passante aiuta!

Era ormai pomeriggio inoltrato e stavo uscendo dal mio appartamento per andare a svolgere qualche piccola commissione. Uscendo dal portone e attraversando la strada, ho sentito qualcuno biascicare un “Hey bella” a voce bassa, alle mie spalle, e voltandomi ho visto un uomo di mezza età che mi fissava.
Ho iniziato da poco a rispondere alle molestie, soprattutto grazie a voi di Hollaback, ma questa volta non sono riuscita a dire niente, mi sono voltata di nuovo e a occhi bassi ho proseguito per la mia strada.
È a questo punto che è successo qualcosa che ormai avevo smesso di aspettarmi: qualcuno ha preso le mie difese.
Un ciclista che stava percorrendo la strada in senso opposto, e che quindi aveva visto tutto, ha intimato all’uomo alle mie spalle: “Lasciala stare!”
Mentre continuavo a camminare, ho sentito il molestatore balbettare qualche scusa, mentre il ragazzo in bicicletta gli ha ripetuto il suo messaggio senza scostarsi di una virgola: “Lasciala stare!”

Molto spesso mi sono sentita dire, anche da amici e persone a cui tenevo, che “esageravo” quando mi lamentavo delle molestie in strada e sui mezzi pubblici, di cui sono vittima da quando avevo 15 anni, e il fatto che uno sconosciuto abbia preso le mie difese in un momento di fragilità mi ha molto colpita e commossa.
Era da tempo che volevo scrivervi e sono contenta di aver lasciato una testimonianza positiva!

Sono con te
54+

La storia di Anonimo: molestie in metro a Milano

Sono un ragazzo di 20 anni (all’epoca della molestia ne avevo appena compiuti 19) che un giorno come tutti gli altri stava aspettando la metro M1 ascoltando la musica con il suo telefonino. A un certo punto, mi si avvicina un uomo sulla quarantina che con voce ansimante mi chiede l’ora. In quel preciso istante, ingenuamente, non avevo capito che cosa avesse in mente di fare e con gentilezza gli ho risposto. All’arrivo della metro, l’uomo mi segue insistentemente e quando appoggio la mia mano a uno dei pali, noto che lui mi sta esageratamente vicino, nonostante ci fosse altro spazio disponibile. All’inizio non faccio caso a nulla di strano, ma noto che continua a guardarmi intensamente, senza mai distogliere lo sguardo. Allora io imbarazzato cerco di guardare altrove.

Arriva il momento in cui l’uomo si infila una mano in tasca e io inizio a capire che cosa stesse facendo. Il quarantenne comincia a masturbarmisi addosso alle 7 di sera, in mezzo a tutta la gente presente. Io, preso dal panico e dal disagio, non riesco a fare altro che cambiare palo cercando di evitarlo, ma lui continua a seguirmi senza darmi sosta. In quel momento, non ho idea di cosa mi stesse succedendo, ma non riuscivo a fare altro che allontanarmi senza aprire bocca. Non appena una signora si alza dal suo posto, io mi ci fiondo velocemente sperando di far desistere il molestatore. Purtroppo, lui continua imperterrito. Davanti a me, un signore è appoggiato ai sostegni guardando da un’altra parte, io nel frattempo cerco di incrociare il suo sguardo per chiedere aiuto, ma lui sembra non accorgersene, o fa finta di non vedere. Fortunatamente, il quarantenne scende alla fermata successiva lasciandomi finalmente in pace.

Questo avvenimento, mi ha scosso per diversi motivi:

1. L’accaduto mi ha fatto sentire un debole, perché non sono riuscito a difendermi, ma sono solo riuscito a scappare senza dirgli niente.

2. Mi sembra quasi impossibile che alle 7 di sera, sulla metro di Milano, io sia stato l’unico ad accorgermi di cosa stava accadendo tra tutte le persone presenti, e che nessuno abbia fatto niente per difendermi.

Fino a quel momento non credevo che anche i ragazzi potessero essere molestati in questo modo, ma purtroppo io stesso ne sono stato vittima e spero che nessuno debba provare il disagio che ho provato io in quel momento.

Sono con te
76+

La storia di Cinzia, da Monza

Vorrei condividere con voi la mia storia. Forse leggendola molti diranno che non è stato nulla di che ma mi ha scosso tantissimo. Erano le 9 di mattina ed ero alla stazione di Monza; ero vestita con dei semplici collant neri che facevano intravedere le gambe, stivali e una gonna nera semplice che arrivava fin sopra il ginocchio. Stavo andando verso la fermata del pullman e passo davanti a un gruppo di ragazzini che avranno avuto massimo 14 anni e uno fa “quella succhia i c***i” e io? Io ho fatto finta di nulla e sono andata avanti. Perché un bambino deve sentirsi in diritto solo di pensare una cosa del genere? Ma soprattutto perché non ho risposto? Perché inoltre mi sono sentita in difetto, sbagliata? Non ho saputo rispondere al bambino e a ripensarci adesso non saprei nemmeno ora cosa dire. Leggendo tutte le storie di altre ragazze e anche con la mia non si sa mai cosa fare, sia se è un bambino, sia se è una persona grossa come armadio – perché?

Sono con te
33+
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