La storia di Livia da Bologna

Stavo camminando in pieno giorno in via Zamboni con una comitiva di ragazz* della mia Università, delle donne migranti (alcune più giovani e alcune anziane) e i/le loro figl* e nipot* per il Migrantour, un progetto di integrazione recentemente arrivato a Bologna.
Un uomo, visibilmente ubriaco, si ferma davanti a noi e dice: “e voi dove state andando? A ballare?!”.
Prima che qualcun* di noi potesse anche solo pensare di dire qualcosa una bambina di 11 anni ha subito risposto: “Eh beh si…e ti sembra che siamo vestite per andare a ballare??? Ma tu guarda…..” in modo stizzito e anche abbastanza aggressivo.
Questa scena, oltre a farmi fare una bella risata, mi ha ridato un po’ di speranza per il futuro.

La storia di Elisa: molestie in università a Parma

Seduta nella sala d’aspetto dell’allora segreteria studenti della facoltà di lettere e filosofia, luogo notoriamente pericolosissimo e sconsigliato alle fanciulle perbene, un ragazzo si siede accanto a me. Sento a un certo punto che mi palpa il sedere. Io dalla vergogna (perché ci insegnano che siamo state noi a provocare, no?) non ho nemmeno pensato di protestare ma ho avuto la prontezza di simulare una chiamata ricevuta al cellulare che mi desse una scusa per allontanarmi immediatamente. Eh sì. Mi sono dovuta autogiustificare per non voler tollerare una molestia senza che oltretutto il molestatore se ne avesse a male, poverino. Brutta cosa il senso di colpa interiorizzato! A distanza di anni, non mi fa tanto arrabbiare la palpata quanto la mia incapacità di reagire. Adesso sono più consapevole e una borsettata non si nega a nessuno.
Cosa indossavo di tanto provocante? Una felpa col cappuccio da tre euro bianca e verde petrolio e pantaloni larghi blu scuro tipo “danza”. Ho i capelli lunghissimi e boccolosi ma li tengo sempre legati (all’epoca usavo un orrendo fermaglio giallo, di quelli che perfino la cuffia di plastica si vergogna sotto la doccia). Non che ci sia niente di male nei boccoli – quando mi gira li lascio cadere molto volentieri – o nello stile nel vestire – mi è perfino capitato, per puro sfizio, di andare al supermercato col tacco 12. Ok! una volta sola, ma mi è capitato. Scusate le precisazioni, ma non vorrei mai scatenare una guerra sfattone vs stilose, e tutte le gradazioni dello spettro.
Spero che il mio tono leggero non abbia offeso chi ha subito molestie gravi, a loro un grande abbraccio.

La storia di Sara da Asti

Sono una ragazza di 19 anni. Ero in centro, nella piazza centrale della mia città, Asti.
Ero seduta a mangiare su una panchina quando da dietro sento un ragazzo che comincia a toccarmi i capelli e mi dice “ciao bella sei bellissima”, io sposto la testa per evitare di nuovo le sue mani, lui si siede però di fianco a me sulla panchina e mi dice “vorrei mangiarti come tu fai con quel panino, vieni con me” e fa per tirarmi per il braccio, strappandomi così di mano il panino, che cade a terra. Mentre lui mi tirava per il braccio la cosa che mi è venuta istintiva da fare è stata quella di morderlo, almeno così sono riuscita a fargli perdere la presa. Lui poi si guarda il braccio e mi grida ” puttana ecco cosa siete voi donne siete tutte puttane che cazzo vi vestite provocanti e poi mordete vaffanculo troia”. La voce alta aveva attirato una signora, e non appena questo ragazzo l’ha vista avvicinarsi è scappato via di corsa. Appena mi ha raggiunto la signora mi ha abbracciata e mi ha chiesto se avessi avuto bisogno di qualcosa, sembrava sconcertata e mi ha detto che a sua figlia era anche successa una cosa simile e da lontano aveva immaginato cosa mi stesse succedendo. Io, dopo lo shock, l’ho ringraziata e lei se ne è andata, ma questa storia me la porto sempre dietro.

È successo due settimane fa ma lo ricordo come se fosse ieri e a volte mi vengono degli incubi a riguardo, e adesso ho l’ansia di camminare da sola perché ho paura che ogni persona che mi guarda possa rifare quello che sto verme mi aveva fatto ( e non oso pensare come sarebbe potuta andare se non lo avessi morso e la signora non fosse arrivata). La domanda che mi pongo da donna e, prima di tutto, da essere umano è: perché? perché esiste questa disuguaglianza? perché se un uomo si veste bene è tutto ok, ma se lo fa una donna ” vuole avere tutto facendo la puttana”? Perché se un uomo va a letto con tante donne è un guru e se una donna va con tanti uomini è una poco di buono? Perché una donna non può mettersi una c***o di gonna o una c***o di maglia scollata perché potrebbe distrarre i ragazzi? perché poi se loro ci violentano poi la colpa è del nostro modo di vestirci? perché viviamo in una società dove questi sono i valori che trasmettiamo ai nostri figli? io sono per l’uguaglianza assoluta dei sessi. Libertà di essere chi vogliamo essere senza che questo giustifichi gli altri a farci del male. Pretendo troppo? eppure mi sembrava che fosse un diritto INALIENABILE della persona.

La storia di Lavinia: molestie in bici a Padova

Abito in una zona molto movimentata, e la catcall è all’ordine del giorno. Di solito ignoro la situazione, ma oggi no. Pedalando giù dal cavalcavia, sento una voce che mi si rivolge, echeggiando da un negozio: “amore, vieni qui, ah bbbellaaa”. Inizialmente vado avanti, e lui, uscendo, continua: “Non mi rispondi?? Dai vieni qui bbellaaa”. Sticazzi, ho pensato. Mi giro e gli rispondo a tono: “Non mi rompere il c***o!”, urlo. Beh, ragazze, per tutta risposta il soggetto mi ha rifilato un “RAZZISTA!” inaspettato, lasciandomi più o meno così: O____O e da cui devo ancora riprendermi.

La storia di una volontaria da Bologna: “Oltre ad avermi tolto la possibilità di camminare serena per la mia città, è come se mi avessero tolto anche il diritto di parola.”

Lo scorso sabato sera stavo tornando a casa alle tre di notte con la mia coinquilina. Ero in Piazza Verdi e solo nella strada per arrivare alle Due Torri, cioè metà via Zamboni (circa tre minuti a piedi) siamo state bersaglio di molestie in tre momenti diversi.
La prima volta un gruppo di ragazzi della nostra età ci urlano da lontano il classico “Ciao belle!!!!!” . Io mi giro e rispondo a tono senza fermarmi. La cosa mi fa stare davvero bene. A questo punto inizio a camminare con più sicurezza e sono davvero orgogliosa di aver avuto la risposta pronta.
Poco più avanti due uomini si piantano davanti a noi per non farci passare e guardano il seno della mia amica, che indossava una maglietta molto scollata, con insistenza. Io mi sento minacciata dalla vicinanza fisica quindi non riesco a dire niente e andiamo avanti, sempre più veloci. A questo punto perdo tutta la mia sicurezza e continuo a camminare, umiliata.
Arrivate sotto le Torri un uomo visibilmente molto ubriaco cerca di fermarci e inizia ad urlarci “Dove andate?! Non volete fermarvi qui con me?!”. A questo punto mi spavento seriamente sia per il fatto che l’uomo era ubriaco, sia perché per un po’ inizia a seguirci.
Ho il diritto essere sicura quando cammino la sera per tornare a casa, a prescindere da cosa indosso e che ore sono. Anche se inizialmente sono stata fiera di aver risposto a tono a quel gruppo di ragazzi, quello che mi sono portata a casa è la paura e la “sconfitta” per essermi sentita, poi, troppo in pericolo per poter rispondere anche agli altri uomini incontrati per la strada. Oltre ad avermi tolto la possibilità di camminare serena per la mia città, è come se mi avessero tolto anche il diritto di parola.

La storia di Anna da Udine: molestie a scuola

Ciao a tutte! Sono Anna, vivo a Udine e fra meno di un mese compirò 16 anni. Penso di potermi ritenere fortunata: mi è capitato varie volte di essere molestata in strada, ma si è sempre trattato di molestie unicamente verbali e relativamente facili da ignorare, nonché piuttosto sporadiche, tutto sommato ci sono donne che hanno subito ben di peggio. Oggi però a scuola mi sono trovata in una situazione che mi ha davvero irritata e che ha avuto origine più o meno un mese fa da un fatto apparentemente di poco conto. Un giorno io e una mia compagna ( diciamo C.) dovevamo consegnare alla nostra professoressa di italiano un elaborato per un concorso di scrittura creativa, eravamo già in prossimità della data di scadenza quindi, non potendo aspettare di avere lezione con lei, siamo andate a cercarla di persona durante le lezioni. Siamo capitate così in una quarta: all’inizio non è successo nulla di particolare, le abbiamo consegnato il testo e ci siamo sedute a dei banchi liberi per compilare i documenti d’iscrizione, ma a un certo punto sento qualcuno passarmi accanto e vedo questo ragazzo che senza dire nulla mi lascia sul banco un biglietto col suo numero di telefono. Sia io che C. l’abbiamo ignorato. Una volta terminato di completare i fogli ci rendiamo conto che sarebbe stato necessario leccare le varie buste per sigillarle, dal momento che né la prof, né noi avevamo una spugnetta per inumidirle; considerato che mi trovavo in una quarta composta per più della metà da ragazzi ho immaginato subito la quantità di battutine e risatine che sarebbero scoppiate se io o C. ci fossimo messe a leccarle effettivamente, quindi mi sono limitata a passarmi il dito sulla lingua e poi il dito sulla busta. Anche così un paio di occhiate ammiccanti e di commenti sottovoce ci sono stati, ma non si è trattato di nulla di troppo esplicito e, una volta tornate in classe, sia io che la mia compagna abbiamo buttato entrambe le situazioni sul ridere per poi dimenticarcene.

Oggi sono andata con un’altra mia amica dalla sede staccata (dove abbiamo la nostra classe) del nostro liceo a quella centrale per consegnare a una professoressa un modulo riguardante la classe. Dal momento che non riuscivamo a trovarla e che la mia amica è una di quelle ragazze molto puntigliose e attente all’opinione dei professori e di conseguenza si stava preoccupando di quanto tempo stavamo perdendo fuori dalla classe, l’ho rassicurata del fatto che poteva tornare e che me la sarei cavata anche da sola. Lei quindi va e anche io, dopo aver consegnato il modulo, mi accingo a seguirla poco dopo. Stavo attraversando il cortile che separa le due sedi, ma dal momento che stavo rispondendo al messaggio di un amico, non ho notato un gruppetto di ragazzi seduti sulle panchine. A un certo punto uno di loro quasi urla:-Ma quella è la ragazza a cui avevo lasciato il numero! Peccato che non l’abbia preso!-. Mi sono limitata a far finta di nulla sperando non dicesse altro. Invece lui e i suoi amici iniziano a urlarmi commenti su quanto sia “bella” e “caliente”, mandandomi baci e invitandomi a unirmi a loro, continuando fino a quando non sono arrivata dall’altra parte del cortile per poi girare l’angolo. Mi sono sentita davvero agitata, ma non tanto per i loro commenti, che mi irritano ma non potrebbe interessarmi di meno il contenuto delle loro parole, quanto per il fatto che sono rimasta zitta, ho tenuto lo sguardo basso sul telefono senza essere in grado di dire nulla. Avrei voluto rispondere loro, ma non ne sono stata capace e mi sono sentita tremendamente debole e stupida. Spero solo di sapere come reagire la prossima volta.

La storia di C. da Brescia

Sono C., ho 23 anni e abito a Brescia.
Vorrei raccontare di una molestia (e di un molestatore!) che mi sono rimasti sempre impressi. Mi sono sentita molto umiliata e svalutata. Specifico che ho una disabilità e sono quindi seduta su una carrozzina (ma ho un’intelligenza normalissima!). Questo signore (molto più anziano di me, credo a quel tempo sui 50 anni) mi abborda e mi dice “ma lo sai che, anche se sei disabile, sei bellissima? dai, seguimi!”. Io dico “no, grazie”, sentendomi già un po’ offesa per l’umiliante specificazione “anche se sei disabile”. Faccio per avviarmi dentro una forneria, ma lui mi blocca e con una mano mi passa un dito sulle parti intime, indugiando ben bene, mentre con l’altra mi sfila completamente una calza! Intanto dice “dai che ti faccio il solletico ai piedi, dai che te lo faccio, vedrai, vedrai che ti piacerà! Vedrai che godimento!”. Io ero spaventatissima e sconvolta!

Le altre persone intorno a me, occupate ad andare e venire dalla forneria e dai loro acquisti, non mi hanno minimamente difesa (né gli uomini né le donne) e neanche guardata per un momento. Ho dovuto rimettermi la calza da sola (ho fatto anche molta fatica a chinarmi per rimettermela). La cosa più grave di tutte: avevo appena dodici anni! Questo episodio l’ho sognato spesso anche la notte.
Voglio specificare che questo signore NON era affatto un disturbato. Era apparentemente una persona normalissima, era insegnante di scienze in un liceo e anche un catechista (per fortuna è stato poi sospeso, per questo motivo, da entrambe le cariche!) Chiedeva spesso a mia mamma come stavo. Amava la musica e la poesia. Insomma, aveva ben poche giustificazioni! Semplicemente, nonostante i suoi interessi culturali (e religiosi) riteneva che le ragazze fossero pezzi di corpo da poter palpeggiare a piacimento. Solo con noi femmine faceva così. Cosa ancora peggiore (e terribilmente svilente!) per una persona, è che lui ritenesse che le donne “godessero” anche loro, a essere palpeggiate. Una volta lo sentii dire “le femmine son tutte puttane”.
Anche, o forse dovrei dire persino, durante la messa, palpeggiava il seno, il sedere e i piedi a varie ragazzine. E cercava anche di baciarci, molto vicino alla bocca! Una volta disse a una mia amica che era “bona” e gli sarebbe piaciuto andare a letto con lei! Io e tutte le altre ragazzine ci sentivamo spaventate e violate. Ma alla fine molte stavano zitte, non si confidavano nemmeno coi genitori. Ci è stato inculcato un senso di colpa “culturale”, risultato di questa società ancora molto sessista. Invece il senso di colpa lo dovrebbero avere gli aggressori, NON le vittime! Per questo adoro questo sito, è meraviglioso! A leggere queste testimonianze mi si è aperto un mondo! Apprezzo molto anche il fatto che questo sito, anche se lotta contro il sessismo, dica no anche al razzismo. Giustissimo! Le molestie le compiono anche (e forse soprattutto!) gli italiani. Andiamo avanti con coraggio, lottiamo finché non esisteranno più persone che ci tratteranno da oggetti, da giocattolini sessuali o da esseri inferiori. I maschi NON hanno la sopraffazione innata, scritta nel DNA. Bisogna porre fine a questa mentalità e chiedere fermamente il RISPETTO e il riconoscimento della nostra DIGNITA’! Ne abbiamo diritto tutte/i!

La storia di Valentina: molestie a una runner

Martedì nel mio paese c’era il mercato, quindi ho dovuto deviare il mio solito percorso di corsa. Passo davanti a un bar e un uomo sui 35-40 anni lancia un’occhiata eloquente al coetaneo con cui era seduto e, giusto per non farsi mancare nulla, ha commentato con “guarda che culetto”. Senza fermarmi, ho alzato un dito medio e ho continuato a correre. Mi spiace, schifosi, il vostro viscidume non può interferire col mio allenamento.

La storia di Giulia da Bologna: “ho subito violenza in silenzio e ora sono stufa”

Mi chiamo Giulia, ho quasi 21 anni e ogni giorno subisco violenza.
Ho subito violenza quando nei venti minuti che separano casa mia dal centro sono stata seguita da un uomo che si fermava dove mi fermavo io e mi avvicinava con le scuse più banali;
ho subito violenza ieri sera, quando uno sconosciuto mi ha toccata quel centimetro di fianco che sporgeva dalla maglietta e a suo dire era colpa mia che l’avevo messo in mostra;
ho subito violenza ogni volta che qualcuno ha cercato di comprare il mio corpo con un drink;
ho subito violenza ogni volta che la gente mi ha chiesto quanto mi prendo;
ho subito violenza quando mi è stato detto: “Non puoi pretendere che con quei capelli rossi e quel rossetto la gente non ti prenda per troia.”;
ho subito violenza ogni volta che qualcuno mi ha avvicinata con la macchina costringendomi quasi a salire con lui;
ho subito violenza ogni volta che ho dovuto scegliere di tornare a casa in taxi la notte piuttosto che fare una passeggiata a piedi per paura di quello che potesse succedere;
ho subito violenza ogni volta che ho taciuto quando sono stata palpata in luoghi pubblici per paura della reazione dell’altro;
ho subito violenza in silenzio e ora sono stufa.
Mi chiamo Giulia, ho quasi 21 anni e voglio essere libera di passeggiare a piedi per la mia città senza essere disturbata.
Perché la violenza, cari uomini, è anche questa.

La storia di Giada: molestie senza fine sui mezzi pubblici a Milano

Scrivo per sfogarmi perché sinceramente non ne posso più. Ormai non passa giorno che io prenda i mezzi (treno, metro) senza subire una molestia. Ne potrei raccontare da scrivere un papiro fra tutte quelle successe negli ultimi anni.

L’ultima oggi sulle scale mobili all’uscita dalla metro: sono ferma su un gradino e sento distintamente due dita all’altezza del mio sedere, mi giro d’istinto e ho dietro un energumeno (ma lo definirei molto peggio) che mi fissa come se fossi pazza, mi supera poi e continua a fissarmi fra il lascivo e il ‘la pazza sei tu’, no io so benissimo ciò che ho sentito, tant’è che mi sono messa di scatto a salire le scale sbuffando sonoramente (fosse stato più palese l’avrei insultato, come mi è già purtroppo capitato di fare, ma fra l’occhiataccia e il resto lo schifoso aveva già capito benissimo).

Nelle ultime due settimane mi è capitato che puntualmente a treno vuoto un uomo decidesse proprio di sedersi nei miei posti posti a quattro, già iniziando palesemente e con spaventosa arroganza a fissarmi mentre poggia borsa e quant’altro, tempo trenta secondi mi alzo e mi sposto (dati i precedenti approcci insistenti che sono seguiti nei casi in cui non l’ho fatto, o se non questo i quaranta minuti di treno con uno che mi fissa sono garantiti). E questo non succede quella volta ogni tanto, ma otto volte su dieci, alle volte la stessa persona di turno che aspettava con me sulla banchina che già aveva iniziato bellamente a fissarmi (arrivando persino a spostare un cartone di the abbandonato da chissà chi sul sedile davanti al mio, pur di sedersi li! con il treno semivuoto e tantissimi altri posti a vista vuoti).

In metro toccatine varie, approcci improbabili ‘come ti chiami? Sei italiana, ma sai che sei proprio affascinante’ e via al corteo delle pacchianate; da notare quasi sempre da uomini di mezza età, io sono ventiquattrenne, che al mio no non se ne vanno, e la gente che naturalmente fa sempre puntualmente finta di niente. La più esilarante io in una piazza affollata osservo dei fumetti a un’edicola, arriva il demente di turno che si prodiga nella sfilza di domande abituali e che al mio no ripetuto e vari ‘non mi interessa’ resta lì, me ne vado dall’edicola e questo mi segue, allora mi giro e gli dico ad alta voce un sonoro no e solo allora sento un uomo che gli fa ‘dai lascia stare’.

Se poi vogliamo stare in tema di agghiacciante al massimo livello anni fa, treno affollatissimo con posti stretti per le gambe, energumeno davanti (stavolta della mia età) che si struscia al mio piede col suo palesemente, cerco di spostarmi con le gambe come posso sperando capisca, nulla, anzi mi mette una mano sul ginocchio iniziando lo sproloquio di molestie, al che non ci vedo più e più o meno nello stesso istante in cui ha l’arroganza schifosa di fare questo mi alzo schifata, che vorrei disinfettarmi il ginocchio dallo schifo, insultandolo e me ne vado, la gente mi guarda stranita come se fossi pazza.

E per concludere treno vuoto della domenica fine pomeriggio, demente di turno mi si piazza davanti e mi dice che sono affascinante in tono molto languido e io allora gli dico ‘ah sì non mi interessa’ in tono schifato e scostante, questo sta lì piazzato in piedi a fianco dei miei posti per quasi dieci minuti (li ho contati perché stavo al cellulare) e se ne va solo quando io faccio per chiamare il mio compagno al telefono ormai esasperata. Potrei continuare, potrei raccontarne altre e tante purtroppo, e tutto questo senza contare l’essere fissata. Potrei scrivere un libro sull’essere fissata sui mezzi pubblici, è una costante, è inglobato nel fatto di prendere i mezzi pubblici, ti fissano ti fissano ti fissano anche per quaranta minuti di treno e se ti va bene non tentano l’approccio. Ora basta, ho preso a spostarmi, ma per un periodo mi dicevo ‘ma perché cavolo dovrei spostarmi io, ero già qui, avrò pure il diritto di stare seduta dove voglio senza essere importunata’, ma ora preferisco mettere davanti la mia sicurezza (l’ultima volta che ho pensato così ho passato venti minuti in un disagio assurdo da sola in una carrozza con un tizio e si sentiva struscio di vestiti, mi sono detta che dovevo essere pazza e mi sono spostata e da lì ho continuato a farlo). Ora mi sposto automaticamente appena si siede accanto un uomo e il treno è vuoto. Sono esausta, sfinita e arrabbiata, non ammetto che mentre me ne sto in pace su una scala mobile persino uno ritenga di toccarmi il sedere. Ormai è una vera e propria piaga, ogni volta che prendo un mezzo cerco di attenermi a tutte le mie piccole precauzioni per evitare episodi spiacevoli e anche lì non la scampo sempre. È diventato un incubo, e non sto scherzando, dopo cinque anni di mezzi. E non che sia da specificare (mai e poi mai) ma per completezza e soprattutto per far vedere quanto sia assurdo, qualunque ma davvero qualunque cosa mi metta in ogni stagione, anche cappotto sciarpa, cappello e pantaloni con stivali queste cose mi succedono, e quindi basta veramente con l’idiozia dell’abbigliamento. Io potrei anche andare in giro in costume per assurdo, ma se venissi rispettata in quanto essere umano, non mi accadrebbe nulla; qui il problema è molto più marcio e profondo, vedo in estate tantissimi ragazzini in metro con pantaloni larghi talmente bassi che gli si vede metà biancheria sotto, e magari con pure canottiere scollate sotto le ascelle che lasciano intravedere fra un po’ metà petto ma va bene, se andasse in giro vestita così una ragazzina in metro e venisse molestata partirebbe subito il corteo del ‘se l’è cercata’, è patetico e ripugnante. Qui il problema orribile di fondo è come la donna viene considerata e la percezione che se ne ha, punto, il resto sono tutte scuse per incolpare ancora una volta (l’ennesima) il genere femminile.

Giada

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