La storia di Giulia: molestie in autobus a Genova

Questa non è la prima volta che mi succede un episodio del genere; ero da poco salita sul 40 e con me avevo il borsone della palestra e un’altra borsa con la spesa dentro, come al solito l’autobus era pieno e non appena ho trovato un posto per appoggiare la roba mi ci sono messa. Ero aggrappaata a un palo dando la schiena all’interno dell’autobus; dopo qualche fermata entra un uomo (se così lo si può chiamare) insieme ad altra gente e si mette dietro di me. Per prevenire una situazione in cui non volevo trovarmi, metto un gomito piegato dietro la schiena per creare uno spazio tra me e quell’uomo.
In curva l’autobus spinge i passeggeri una addosso l’altro, quindi ho fatto finta di nulla dicendomi che bhe, era normale. Nonostante l’autobus si fosse svuotato, sento sempre l’uomo dietro di me che inizia a dare dei colpi sul mio fondoschiena, mi sposto di lato e mi segue, faccio finta di nulla quando poi mi sento qualcosa sulla testa, mi giro e vedo l’uomo che mi odora i capelli, e rimango allibita. Gli ho dato qualche occhiataccia per dissuaderlo dal continuare, ma nulla; cercavo aiuto dai passeggeri, ma nessuno capiva o meglio reagiva alla mia situazione.
Mi sposto di nuovo e per grazia divina vedo una mia amica seduta di schiena verso il senso di marcia, corro da lei e mi metto a parlare di come abbiamo trascorso la giornata. L’uomo si avvicina di nuovo e io mi sposto sempre cercando di restare nei paraggi della mia amica e le chiedo con gli occhi un aiuto disperato, ma non lo coglie. Non sapevo cosa fare, non ne avevo il coraggio, mi sentivo sporca assoggettata dall’uomo. Quando questo finalmente scende, racconto alla mia amica che mi racconta che anche a lei succedono queste cose.

Ma con che coraggio ci sono persone che si spingono a tanto, un conto è quando camminando ti fanno dei commenti “sei prorio bella” ma permettersi di toccare, annusare una ragazza di 17 anni .. Ma non si vergognano. Una volta scesa dall’autobus la mia amica ha preso il posto che mi aveva lasciato e mi sentivo gli occhi di tutti puntati addosso per dirmi che ero un troia perché non avevo reagito. Quanto avrei voluto avere il coraggio di difendermi e dargli pane per i suoi denti, ma ho paura che poi la situazione peggiori e preferisco scappare via.

Sono con te
8+

La storia di anonima: molestie da una macchina

Sono una ragazza ormai diciassettenne e una sera d’inverno dello scorso anno, mentre camminavo di sera verso il centro della città dove abito per incontrare il mio ragazzo, una macchina di passaggio con a bordo uno o due ragazzi (non ricordo bene) mi ha fischiata e fatto dei commenti poco opportuni. Naturalmente essendo da sola (in inverno la zona dove abito è molto poco frequentata) non ho dato peso alle parole e ho continuato a camminare. Poi ho visto che all’incrocio poco distante la stessa macchina si era fermata e il conducente mi fissava; ero terrorizzata e ho subito attraversato la strada per non ritrovarmeli vicino.

Questo episodio lo raccontai solo al mio ragazzo quando lo incontrai e lui ne fu mortificato. Ancora oggi ho paura di camminare da sola per ritornare a casa la sera, e ogni macchina che si ferma anche per un’indicazione stradale mi terrorizza. Sono una femminista e ora capisco ancora di più cosa significa aver ricevuto molestie di questo genere.

Sono con te
10+

La storia di L. da Avellino

Mi chiamo L., ho 17 anni compiuti da poco. Prima di allora, non mi era mai successo di dover avere paura semplicemente perché cammino per strada; adesso invece vado in panico se ci sono uomini sulla mia strada e sono da sola.
E’ successo quest’anno, mesi fa, un pomeriggio verso le cinque. Strada centrale della mia città, camminavo in pieno sole per la mia passeggiata quotidiana, con un vestito lungo fino alle ginocchia, le calze e gli stivaletti (e ritengo anche superfluo dovermi “giustificare” per come ero vestita, comunque…).
A un tratto, un uomo sulla cinquantina, proveniente dalla via parallela a quella dove camminavo, mi avvicinò e, dopo avermi lanciato un lungo sguardo viscido alla scollatura – una normalissima scollatura tonda che non mostrava neanche un quinto del mio decolleté, e vorrei precisare che ho una terza – mi fece: “Mmmm, bella” (o bona, non ricordo).
Aveva un’espressione così disgustosa, come se avesse visto un pasticcino, gli mancava solo la bava alla bocca e continuava a fissarmi con insistenza.
Potrà sembrare un’inezia in confronto a chi ha subìto molestie fisiche, ma io ho avuto seriamente paura che mi mettesse le mani addosso, oltretutto perché ero sola sul marciapiede – le persone più vicine a me erano a un buon trecento metri, erano di spalle e continuavano a camminare, avrei potuto raggiungerle solo correndo. Ci ho anche pensato, ma poi ho scartato l’idea nel timore che potesse inseguirmi. Non gli ho risposto, limitandomi a guardarlo con un’espressione sconvolta e a sperare che se ne andasse. Appena si è distanziato un po’, sono corsa via cambiando direzione per paura di poterlo incontrare di nuovo. Non l’ho mai detto a nessuno tranne al mio ragazzo, credo per vergogna, anche se razionalmente non ho nulla di cui vergognarmi. Mi sono sentita nuda e impotente; un oggetto sessuale. È stato orribile. È una cosa che non dovrebbe succedere, soprattutto a una ragazza di 16 anni, in pieno centro.
Grazie, Hollaback.

Sono con te
15+

Di omofobia si muore, ancora.

Ancora continuano ad accadere episodi violentissimi di omofobia, in Italia come all’Estero.

Pensiamo a Shira Banki, 17 anni, pugnalata al Gay Pride di Gerusalemme da un ebreo ortodosso. Morta, perché difendeva dei diritti a nostro avviso inalienabili: il diritto di esistere e di vivere come tutt* quell* che certi diritti li hanno già.

Ma pensiamo soprattutto agli episodi vicini. A Genova, qualche giorno fa, un ragazzo ha subìto una violentissima aggressione omofoba sull’autobus.

«Gay di m…, che c… guardi, il mio fidanzato?», gli ha detto la ragazza davanti a lui.

Non era gay: aveva solo lo sguardo fisso e distratto su un ragazzo, come ha cercato di spiegare prima di essere aggredito. Ma questa spiegazione non è bastata per scatenare l’ira di ben sei persone. Qui la presa di posizione dell’Arcigay Approdo di Genova e la manifestazione organizzata sul bus sempre da Arcigay Approdo che si è svolta ieri.

Una manifestazione a cui abbiamo partecipato col cuore: per noi i mezzi pubblici, come ogni spazio pubblico, sono spazi in cui ogni persona debba e possa sentirsi serena e sicura,sempre.

Noi di Hollaback Italia sappiamo come invece a volte alcune zone, strade, alcuni orari, alcuni spazi (come gli autobus, appunto) possano essere più sicuri per alcune persone ma non per altre (per esempio donne e persone LGBTQ).

Noi quindi non ci stiamo. Poche persone si alzano, e protestano: e noi siamo tra queste.

La paura del diverso e la paura di tutto ciò che non è eterosessualità si è annidata dentro e intorno a noi.  L’odio è a due passi, prende forma, porta alla discriminazione, alla violenza, al silenziamento delle esistenze altrui. E noi non ci stiamo.

Vogliamo un mondo più libero e accettante, dove tutti siano uguali nella diversità, dove strade e mezzi di trasporto non siano luoghi pericolosi soprattutto per alcune persone.
Vogliamo un mondo dove l’orientamento sessuale non sia un fattore di discriminazione.
Vogliamo un mondo dove i Gay Pride non siano pericolosi o diventino lo scenario per una vendetta ideologica.
Vogliamo un mondo dove l’aggressione di Genova venga denunciata da tutt* i/le cittadin*, indistintamente, a prescindere dal proprio orientamento sessuale e politico.

Vogliamo un mondo di rispetto per tutt* coloro che vivono la propria vita e la propria sessualità, in qualunque posto lo facciano, qualsiasi scelta prendano a proposito della propria identità ed esistenza.

Facciamo sapere a tutt* che noi e voi non ci stiamo a tutto questo e che esistiamo anche al di là delle giornate di Pride.

Per saperne di più

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2015/08/02/israele-morta-ragazza-ferita-gay-pride_4c0c3aaa-6238-4a7f-8270-0f134227a317.html

http://www.arcigaygenova.it/index.php?option=com_content&view=article&id=579:aggressione-omofoba-a-genova&catid=48&Itemid=102

La storia di Valentina: molestie in stazione a Bologna

Stavo cercando il binario dove prendere il treno e scendendo per il sottopassaggio un uomo mi chiama facendomi “complimenti”; io mi giro guardandolo male e continuo per la mia strada.
Arrivata nel punto giusto mi fermo ad aspettare il treno quando lo stesso uomo ritorna e, avvicinandosi molto a me, continua a parlarmi e a fare “apprezzamenti”. Da “femminazi” quale sono, dopo avergli fatto notare che quello che stava facendo è molestia e che non avevo paura a denunciarlo, ho avvisato un poliziotto che si trovava in zona.
Ragazz* se vi trovate in posti sicuri non avete paura!

Sono con te
28+

La storia di Celine da Roma: molestie in discoteca

Mi è capitato recentemente di accompagnare una mia amica a una serata in un locale con l’intenzione di trascorrere un pò di tempo insieme e ballare. Era la prima volta che andavo in questo luogo e non avevo idea di come fosse; ero vestita in maniera molto semplice dato il caldo e la voglia di stare comoda, e così anche la mia amica. Tuttavia, durante la serata, diverse volte mi è capitato di essere stata insistentemente palpata e accerchiata da gruppi di ragazzi che hanno provato in maniera anche aggressiva di cercare di ballare con me, trattenendomi per un braccio se provavo ad allontanarmi. Capisco che di per sè l’ambiente delle discoteche è rinomato per il pullulare di ragazzi pieni di secondi fini e maniere poco gradevoli, tuttavia mai nella vita mi era capitato di trovarmi in situazioni dove degli estranei si sono dimostrati così invadenti nei miei confronti. Essere cincondata da cinque ragazzi che vogliono metterti le mani addosso non è affatto rassicurante, neanche se avviene in mezzo a una calca di persone, e vorrei potermi sentire libera di andare a ballare con una o più amiche senza rischiare di vedermi mettere le mani addosso da perfetti sconosciuti che si offendono pure se non ti dimostri disponibile…

Sono con te
33+

La storia di Valentina da Mestre

Camminavo, sento dietro una bici che mi segue (sarò paranoica eh), mi si avvicina un uomo e mi dice “scusa. Ci prendiamo un caffè?”.
Per carità non lo considero un episodio grave, ma solo uno da registrare tra tutti quelli che mi accadono in una grande città.

Sono con te
25+

La storia di Arianna: molestie dai vigili

Buongiorno amic*, volevo raccontarvi molto in breve cosa mi è successo questa mattina. Non si tratta di una molestia verbale o fisica, ma mi ha fatto rimanere comunque male. Stavo camminando per le vie del centro e avevo dei calzoncini molto corti. Non so voi, ma nella mia regione fa un caldo che non si respira. Comunque, passo davanti al Comune e ci sono fuori due vigili. Come sono passata loro di fianco ho sentito gli sguardi posarsi sulle mie gambe, sguardi che sono continuati per diversi secondi anche mentre mi allontanavo. E io conosco bene quegli sguardi. Sono gli stessi di quegli uomini flaccidi che siedono tutto il giorno fuori dal bar e che quando passo in bicicletta mi gridano “belle gambe!”.
Poi una non si deve stupire se le denunce per molestie non vengono prese sul serio…
Vi è mai successo? Sguardi di vigili, carabinieri, insomma, di chi deve proteggerci?

Sono con te
30+

La storia di R. da Roma: molestata tornando dalla scuola media

Ho solo 13 anni e la molestia in questione è avvenuta mentre tornavo a casa da scuola il 18 giugno.
Abito molto vicino alla mia scuola e avevo chiesto ai miei genitori di poter tornare a casa a piedi dopo aver svolto le prove scritte degli esami di terza media quella settimana. Dopo averli pregati per alcuni giorni, loro finalmente acconsentono. Io ero contentissima perché conoscevo bene quel tragitto (lo avevo già percorso da sola) e perché camminare ascoltando la musica mi rilassa molto. I primi due giorni vanno benissimo. Riesco a percorrere 1 km in poco tempo e sono subito a casa a studiare per la prova scritta del giorno dopo. Il terzo giorno di esami mi metto le cuffie e mi dirigo immediatamente verso casa ascoltando la musica. Era una mattinata tranquilla e soleggiata, ma c’erano più macchine che persone a piedi in giro. Dopo aver camminato per circa 400 metri in assoluta tranquillità, sento un rumore di clacson piuttosto forte. Accade tutto in un attimo. Il clacson sovrasta il suono della musica che ho nelle orecchie, io vengo incuriosito da esso e mi giro verso la strada. Dentro una macchina blu c’è un uomo che mi manda un bacio e mi sorride, poi mi mostra la lingua e se ne va nella strada opposta a dove stavo camminando. Lì per lì non capisco ciò che era appena successo e proseguo tranquilla. Ma dopo pochi secondi capisco di aver appena subito una molestia. Dopo qualche minuto di camminata mi siedo su una panchina e elaboro mentalmente ciò che è appena accaduto per poi riprendere a camminare. Arrivo a casa e continuo a pensarci. Il giorno dopo chiedo a mio nonno se può venire lui a prendermi perché dico che non mi va più di camminare verso casa, preferisco la macchina.
È passato quasi un mese. Gli esami sono finiti e io non penso quasi mai all’accaduto. Non ho detto a nessuno di ciò che è successo. Ho intorno a me persone molto chiuse che probabilmente mi convincerebbero che è stato solo un complimento di un signore che mi trovava carina. Peccato che per me non è e non sarà mai un complimento.

Sono con te
47+

La storia di anonima da Milano: molestie a 13 anni

Avevo massimo 13 anni, stavo andando in oratorio con una mia amica (coetanea) come facevamo spesso il pomeriggio in quel periodo.
Camminavamo tranquillamente quando abbiamo visto un tizio in una macchina parcheggiata che si masturbava facendoci vedere il pene e sorridendoci in modo viscido. Abbiamo ovviamente distolto lo sguardo e affrettato il passo, forse iniziando anche a correre.
Ripeto, non avevo più di tredici anni (e nessuna di noi due ne dimostrava di più) ed era pomeriggio. Fortunatamente non è successo nient’altro, ma per giorni non mi sono sentita a mio agio quando camminavo per la strada e c’era qualche uomo adulto intorno. Non ne ho parlato con i miei genitori perché me ne vergognavo, e immagino che nemmeno l’altra ragazza ne abbia mai parlato con qualcuno.
Non riesco davvero a capire come si possa fare una cosa del genere a una persona, in particolare a delle bambine.

Sono con te
36+

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