La storia di Triste: molestie in tram

Qualche mese fa ero sul tram quando sono entrati un gruppo di bulli adolescenti che si sono seduti agli ultimi posti. Appena è entrata una ragazza hanno cominciato a fischiare e dire parole come “siediti con noi che c’è posto” poi urlavano parole come “sifilide”, “è gay” (uno riferito all’amico), e “sesso anale”… lei li ignorava e ha messo le cuffie, ma è chiaro che era imbarazzata. Era un gruppo di dieci ragazzetti idioti. Poi sono uscite altre ragazzine e hanno cominciato a dire” bellezze dove andate? “vagina in vendita”, tette , culo ecc…Una cosa assurda. In più mi sento in colpa perché, per quanto io odi queste cose, non sono riuscita a reagire. Avendo subito bullismo pesante a scuola e spesso con modalità verbali (prese in giro), sono bloccata – altrimenti avrei difeso quella ragazza. Mi sento in colpa per non aver reagito e affrontato quegli idioti.

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2+

La storia di Elena: una “hollacronologia”!

La mia storia è un mix di aggressioni o insulti verbali che inizia da quando ho iniziato a spostarmi da sola per andare alle medie a oggi. Sono molto bella e ne godo, ho carattere, un corpo leggero e forte che ora uso per danzare, un’espressività che è il risultato di anni di esperienze bellissime, avvincenti ed emozionanti fatte di gioie, di lacrime, di dolori e di lotte.
Ho imparato a 12 anni che essere belle e determinate è pericoloso, sia mai che qualcuno veda nei tuoi occhi quella scintilla e gli venga in mente di circondati insieme a degli amici dietro al parco dove giocavamo da bambine per dirti che hai delle belle “tettine”, un “bel cubetto”, e toccarti un seno (Firenze, 2002). Sia mai che su un autobus per andare al liceo classico un uomo trasandato e sudicio ti passi accanto palpandoti, per poi mandarti affanculo perché gli hai tirato una sberla (Firenze 2003). Sia mai che mentre aspetti l’autobus per uscire con le amiche un vecchio molliccio con cabriolet ti chieda se vuoi un passaggio e dopo che l’hai mandato a quel paese ti dica che visto che sei “gnocca” sembri una puttana ed era LEGITTIMO chiedermelo (Firenze 2004/5). Sia mai che ogni giorno ti passi la voglia di uscire di casa fino a saltare giorni di scuola dove anche i compagni e le compagne E I PROFESSORI ti dicono che sembri una ragazza “dai costumi facili” perché sei molto bella e avere amici maschi a quell’età è chiaramente un segno di promiscuità, specialmente col mio aspetto (Firenze, liceo Michelangelo 2006). Può capitare che mentre torni a casa da una serata col tuo fidanzato in tacchi e vestitino una vecchia anziana ti colpisca una gamba col suo bastone urlandoti “Copriti” (Firenze 2011)! O che attraversando sulle strisce due ragazzini in motorino ti sfiorino il sedere scappando a velocità della luce rischiando un frontale (Firenze 2011). O che un giovane alienato si fermi a palparti le cosce appena uscita da palestra con la tuta (Firenze 2012).

Questa è una parte ridottissimo della “mia hollacronologia”, una parte che per anni mi ha causato fobia sociale, ansia, anoressia nervosa e bulimia, agorafobia e claustrofobia nel mezzi pubblici, depressione, problemi enormi di autostima, rabbia repressa. È una parte di vita che ha compromesso il mio andamento scolastico, i miei rapporti coi ragazzi della mia età, la mia voglia di uscire la sera. Mi ha fatta piangere, sentire inadeguata, arrabbiata, distrutta e calpestata. Ho sentito la mia identità negata e la mia femminilità disprezzata.
Oggi sto diventando istruttrice di pole dance e oltre ad aver ridato potetere e gioia al mio corpo, so che grazie allo sport che pratico potrei rispondere con una “leggera” gomitata per far sprofondare sotto terra di parecchi km chiunque si azzardi!
Hollabak to everyone <3

Sono con te
44+

La storia di anonima da Pisa: “Nessuno dovrebbe sentirsi vulnerabile per il solo fatto di essere in giro.”

Ero appena uscita da lavoro, in un luogo che non conosco bene. Stavo aspettando l’autobus in una strada abbastanza trafficata. Nel giro di venti minuti ben quattro auto, passando, hanno rallentato per urlarmi qualcosa: un uomo sulla trentina mi ha mandato un bacio, un tizio invece mi ha urlato “quanto vuoi?!” Stavo per scoppiare a piangere. Ho alzato il dito medio mentre se ne andavano, ma mi è rimasta un’enorme sensazione di disagio e sporcizia. Quando l’autobus è arrivato ho provato un sollievo incredibile. Nessuno dovrebbe sentirsi vulnerabile per il solo fatto di essere in giro.

Sono con te
23+

La storia di anonima: “quando potremmo andare in giro senza essere sempre in allerta e senza doverci sempre guardare alle spalle?”.

Da poco mi sono trasferita in Inghilterra per poter studiare meglio l’inglese e riuscire a parlarlo correntemente, qualche giorno fa stavo tornando a casa col treno e ho dovuto fare un cambio; erano le 9.20 ed ero in stazione ad aspettare la coincidenza, ero molto spaventata a prescindere perché le stazioni di notte diciamo che mi mettono addosso un po’ di inquietudine. Dovevo passare dal sottopassaggio e in cima a esso c’erano due uomini che fissavano chiunque passasse, faccio un bel respiro e passo; i due iniziano a fare i versi di come quando si chiama un gatto e fare quei fastidiosissimi fischi. Ho tirato dritto e sono andata nella sala d’aspetto dove c’erano anche un’altra ragazza e un signore. Lo so, in confronto ad altre storie che si sentono la mia è una bazzecola, ma vi assicuro che io non stavo bene e a ripensare alla situazione mi viene addosso un ansia. Continuavo a voltarmi a vedere se c’era qualcuno dietro di me e così ho fatto anche per altri buoni 20 minuti nel tragitto stazione a casa, quasi a correre con la paura che qualcuno potesse uscire dal nulla… mi chiedo solo quando tutto questo potrà mai finire, quando potremmo andare in giro senza essere sempre in allerta e senza doverci sempre guardare alle spalle..

Cmq io ho raccontato questa storia che mi è successa qualche giorno fa, ma purtroppo situazioni simili capitavano anche molto più spesso quando vivevo in Italia (in Lombardia).

Sono con te
34+

La storia di Rossana: molestie sulla strada per l’università

Ho vent’anni e vado in università.
Prendo l’autobus e poi ho un pezzo di strada a piedi, una via larga e molto trafficata e c’è solo un pezzo che è più stretto degli altri che taglia, per circa dieci metri neache una via abbreviandomi così il percorso.
Oggi, naturalmente, ho fatto la stessa strada di sempre solo che all’ingresso di questa via c’erano cinque uomini vestiti piuttosto bene che fumavano una sigaretta.
Non mi sono preoccupata più di tanto e mi sono avvicinata. Anche loro sono entrati nella strada e uno di loro è andato, o così almeno sembrava, a sbattere contro un palo e, arretrando, è venuto addosso a me.
Per pura gentilezza gli ho chiesto se si fosse fatto male visto che si teneva la fronte come se avesse preso una testata piuttosto forte: lui si leva la mano dalla fronte e me la mette subito sulla guancia dicendo che ero troppo bella e lo aveva fatto apposta per vedermi e che dovevo restare lì con lui un po’.
Mi sono spostata il più velocemente possibile e ho continuato a camminare fino a uscire dall’altra parte della strada raggiungendo così lo stradone principale dove passava un sacco di gente. Lui, vista la mia reazione, ha cominciato ad urlarmi “vieni qui, troietta, vieni qui che ti voglio dare un bacio!”.
Ho ancora nel naso la puzza del suo fiato che sapeva di alcol e sigaretta e nelle orecchie le risate degli altri quattro che erano con lui.
Non mi sono mai sentita così male in vita mia, avrei voluto rispondergli, o, almeno, chiedere aiuto, ma purtoppo non sono stata capace. Sono riuscita solo ad andare via in silenzio e pensare che da domani cambierò strada.
È impensabile non poter neanche andare all’università in pace, e soprattutto, è assurdo trovare qualcuno ubriaco, alle undici del mattino, a tal punto da dire certe cose in pieno centro città a una ragazza che, per età, poteva davvero essere sua figlia.

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48+

La storia di Irene, da Palermo

Ho 23 anni e questa che sto per raccontarvi è in assoluto la prima molestia che abbia mai subito. Abito in quartire molto piccolo, tutti si conoscono almeno di vista; ricordo che era estate e quel giorno mia mamma mi aveva dato il permesso di andare a comprare il pane a piedi (da casa mia al panificio, in pratica dovevo solo attraversare la strada). Mentre cammino lungo il marciapiede, vedo da lontano un ragazzino che avrà avuto sui 17 anni circa avvicinarsi in bici, lo conoscevo di vista ed era conosciuto per non essere totalmente per bene. Mentre mi sorpassa, fa un giro e torna nella mia direzione, rallentare e mi da una pacca sul sedere che per poco non mi ha buttato a terra e se ne va ridendo.
Sono rimasta sconvolta, gli ho urlato che era un cretino e me ne sono andata a casa.

A distanza di anni, ripensandoci, mi sento male. Avevo solo 11 anni, ero una bambina e mi gasavo se andavo a prendere il pane da sola, cosa ha spinto questo qui quasi maggiorenne a palparmi? Nessuno gli ha detto niente, non mi ricordo che ci fosse gente. L’unica “consolazione” è l’avergli risposto, ma sono così stanca di stare sempre sul chi vive quando cammino per la strada.

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53+

La storia di Anonima, da Viareggio

Questo è stato il primissimo caso di molestia che abbia subito in vita mia e nonostante non sia successo niente di veramente grave (non ho rischiato violenza, non mi hanno toccata né hanno cercato di fermarmi), all’epoca mi traumatizzò e non l’ho più scordata.
Avevo all’incirca 13-14 anni, era estate e tornavo in bicicletta dal mare. Mentre pedalavo, vedo un ragazzo molto più grande di me (aveva sicuramente sui 20-25 anni) venirmi incontro in bici in direzione opposta. Il tipo mi guarda con uno sguardo veramente viscido e un sorriso maligno e mi apostrofa con un “Abbella!”
Io, che ero una ragazzina, oltretutto molto timida e introversa, sono rimasta scioccata: mi volto a guardarlo a bocca e occhi spalancati, sbandando anche con la bici per lo spavento, e lui, per nulla turbato dalla mia reazione, non solo non si scusa, ma si gira e rincara la dose, sempre con quel sorrisetto da spaccargli i denti: “Ciao bella!”
Sono tornata a casa con le braccia che mi tremavano e sono scoppiata a piangere. Per diversi giorni ho avuto paura di uscire.
Forse la mia reazione sembrerà esagerata, e magari lo è stata veramente, ma mi sconvolse che un ragazzo ormai adulto rivolgesse attenzioni di quel genere a una ragazzina preadolescente, e soprattutto con un così palese intento di mettere in imbarazzo, umiliare, ferire. Era la prima volta che mi succedeva una cosa del genere e improvvisamente non mi sentivo più al sicuro: come avrei avuto il coraggio di riattraversare la pineta da sola? E se fosse successo di nuovo? E se la prossima volta il tipo non si fosse accontentato di fare apprezzamenti? Come mi sarei difesa?
Ecco perché posso dire a chi accusa le donne di essere isteriche e di fare le vittime che no, non sono solo complimenti, che non è nulla di grave: la mia reazione a quella prima molestia lo dimostra. Non ero una “nazifemminista” incallita e rabbiosa, non ero una lesbica repressa che odia gli uomini, ero solo una ragazzina spaventata.

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47+

La storia di Irene: molestie in autobus

E’ successo quasi 3 anni fa, avevo 19 anni. Ero tranquilla in autobus che tornavo verso casa, era molto affollato. Ero piuttosto vicina all’entrata, quando entra un uomo sui 35 anni e si mette a spingere fino ad appiccicarsi a me. Visto che, come ho detto, l’autobus era molto affollato, non mi sono allarmata per nulla, eravamo tutti piuttosto attaccati. Aveva in mano una busta dall’aria pesante e con la scusa di appoggiarla a terra infila la mano tra le mie cosce sul pube e preme. Avevo già subito molestie verbali o da parte di bestie che lo tiravano fuori in pubblico di fronte a me, ma era la prima volta che mi capitava una cosa del genere, per cui rimasi totalmente spiazzata e non riuscii a reagire. L’unica cosa che feci fu scostarmi all’istante, guardarlo malissimo e allontanarmi il più possibile. Col senno di poi mi pento tantissimo di non essere riuscita a reagire. Mi sono sentita angosciata e con le lacrime agli occhi per il resto della durata del viaggio, quando tornai a casa ero visibilmente turbata e anche i miei genitori lo notarono. Sul momento non riuscii a dir niente, sentivo addosso quel senso di colpa inspiegabile, per di più erano i miei genitori, come metterli davanti al fatto che la loro bambina viene vista in modo sessuale da uomini anche adulti da un bel pezzo? Alla fine non ce la feci e scoppiai a piangere raccontandogli tutto, ovviamente si arrabbiarono quanto me per l’accaduto e mi consolarono molto. A ripensarci mi vengono ancora rabbia e tristezza, non riesco ad accettare queste situazioni. Oltretutto quel giorno ero vestita con scarpe da ginnastica, jeans, felpa ed ero struccata, quindi le bestie che la usano non avrebbero nemmeno potuto tirar fuori la ridicola scusa del “te lo sei cercata per come vai conciata in giro”

Sono con te
49+

La storia di Giulia: “Vorrei avere abbracci e coraggio ogni giorno.”

Ieri mentre camminavo tra le vie di Roma dentro il corteo organizzato nel pomeriggio ho subito l’ennesima molestia in strada.
Mentre passavo di fronte a un gruppo di turisti, un uomo anziano si ferma e inizia a fare commenti sul mio corpo. “Hey bella” “Ma lo sai che hai proprio un bel…(non finisce la frase e ride)” “Heeeyyy” e inizia a chiamarmi come si fa con i gatti.
Il fatto di essere accanto a molte persone mi ha dato la forza di voltarmi e urlare “VAFFANCULO”. Anche se in lui non ha sortito nessun effetto, io mi sono sentita liberata e davvero forte. La cosa che mi ha emozionata di più sono state un gruppo di ragazze accanto a me che mi hanno abbracciata.
Vorrei avere abbracci e coraggio ogni giorno.

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57+

La storia di Lisa, da Mantova

Questa storia risale a 2 anni fa, ma ancora mi pesa come un fardello indelebile.
Ero appena uscita dalla stazione dei treni un po’ prima della sette di sera, era inverno e quindi buio. Ho attraversato la strada e superato un hotel, all’angolo c’è una stazione dei bus. Non dovevo aspettare il bus, ma mia madre che mi veniva a prendere.

In quella zona ci sono anche molti negozi di kebab e d’articoli africani e asiatici. Purtroppo per me, appena mi metto alla stazione del bus (vuota) escono da un negozio di kebab un gruppo di ragazzi, circa 8, i quali parlano la loro lingua e appena mi notano si dirigono verso di me. Io faccio finta di niente, ed estraggo il cellulare.

A quel punto alcuni di loro si mettono a fischiettare e parlare a voce alta, nella loro lingua, mentre uno di loro con portanza aggressiva mi si avvicina e mi dice “ehy bella, sei uscita dalla ronda stasera?” Preciso che ero vestita con un paio di leggings neri, gli anfibi un maxi golfone lungo e una giacca di pelle d’aviatore, quindi nulla di scandaloso o provocante (dato poi che scendevo dal treno).
Faccio comunque finta di niente, non reagisco, mi alzo dalla panchina e mi allontano di poco. Allora questi iniziano a scaldarsi e continuano a seguirmi, compreso quello che mi ha parlato, il quale continua “io credo che posso rimediare la tua serata, ho quello che stai cercando”.
Io mi infastidisco, ma non reagisco IN ALCUN DANNATO MODO.

Loro sono in gruppo, io da sola. Persone a piedi non stavano passando da quella zona, solo macchine e motorini. Devo ammettere che l’esperienza è stata terrificante e non avevo la minima idea di come reagire. Alla fine, ho iniziato a camminare velocemente verso la direzione opposta (la stazione) e sono entrata nella hall dell’hotel adiacente. Piangendo chiamo mia madre e le dico di venirmi a prendermi subito. Quando è venuta, ero così spaventata e avevo talmente tanta vergogna che non le ho detto nulla.

Questo senso di colpa che la società ci inculca, che siamo sempre noi le responsabili delle aggressioni per come siamo vestite etc. è molto sbagliato.

E ancora più sbagliato e inquietante è vivere nel terrore di una violenza sessuale di gruppo. Come è successo a me quella sera. Tutta questa misoginia, questo modo di importunare le donne sconosciute solo perché donne, deve finire il più presto possibile.
Non si può continuare a vivere col terrore della violenza che ci perseguita.

Sono con te
72+

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