La storia di Sofia – molestie in piazza a Bologna

Io e un’amica, un pomeriggio primaverile bolognese. Prendiamo un gelato e andiamo a mangiarlo in una piazza vicina, sedute sulle panchine. Su una panchina vicino un gruppo di uomini palesemente ubriachi ci urlano insistentemente “belle, siete impegnate?”, non smettono alla mia insistente risposta “sì”, quando seccata rispondo “fidanzate” (come se essere single implicasse automaticamente essere disponibili a chiunque!!) loro rispondono “ma no, siete impegnate adesso?”, “sì”, “a fare cosa?”. “I c***i nostri” rispondo, approfittando del fatto che la piazza era piena di gente. I tre continuano a ridacchiare e rivolgono commenti pesanti a tutte le donne che passano.
Io e la mia amica non ci siamo fatte intimorire e siamo rimaste sedute sulla nostra panchina a mangiare il gelato, prendendoli in giro, ma sarebbe certamente stato diverso in un altro orario, in un posto meno frequentato o se fossi stata sola. E ho notato il fastidio delle altre donne molestate verbalmente da quei tizi. Insopportabili!

Sono con te
19+

La Chalk Walk di primavera a Milano!

Il 5 Aprile vi aspettiamo a Milano per dire basta alle molestie in strada!
Ci troviamo alle 14.30 in piazza Oberdan, M1 Porta Venezia.
Con la Chalk Walk vogliamo le strade per noi, vogliamo la nostra libertà di vivere lo spazio pubblico.
Come? Scrivendolo!
Scriviamo per strada cosa pensiamo con dei gessetti colorati.

chalk walk

Dalla chalk walk di Hollaback Boston

Se non puoi partecipare a Milano, la prossima volta che esci per strada porta con te un gessetto. Scrivi un messaggio alla persona che ha cercato (ma non ci è riuscita!) di farti passare la voglia di camminare per strada. Mandaci la tua foto a italia@ihollaback.org o condividila con noi su Facebook o Twitter, con l’hashtag #chalkwalk

Facciamo la Chalk Walk contro le molestie in strada, il sessimo, il razzismo, l’omofobia e la violenza di genere!

Dalla chalk walk di Milano  - estate 2013

Dalla nostra chalk walk di Milano – estate 2013

La storia di Erika

La notte tra il 5 e il 6 marzo, più o meno l’una e mezza di notte, io e due amiche stavamo camminando in via Valtellina a Milano, dirigendoci, dopo un concerto all’Alcatraz, verso l’hotel dove alloggiavamo. A un certo punto, ho avuto per caso l’istinto di girarmi per guardarmi alle spalle e non appena girata la testa, ho visto un ragazzo a un metro e mezzo da noi che camminava molto velocemente. Il mio primo pensiero è stato che volesse sorpassarci, dal momento che noi stavamo camminando in tutta calma, ma invece non era così; un secondo dopo aver formulato questo pensiero, infatti, si è letteralmente avventato su di noi, spingendoci contro una vetrina e palpandoci con forza il sedere con fare divertito. Subito dopo è corso via urlando che eravamo bellissime e altre frasi che non siamo riuscite a sentire. Purtroppo, prese alla sprovvista, non abbiamo fatto a tempo a reagire.

Sono con te
26+

La storia di Maria Grazia

Non è successo a me, ma mi piacerebbe condividere la storia.
Ho letto su un giornale locale un fatto veramente grave di molestie sessuali contro una ragazza che faceva jogging sul lungo mare.
Mi ha stupita come la stampa locale abbia descritto la notizia. Perfino nella fonte più “autorevole” tipo la Nuova Sardegna ha descritto l’episodio come se fosse divertente. Invece non solo la ragazza, che ha ricevuto la pacca su sedere da un’auto in corsa, è stata umiliata nella sua sfera sessuale ma si è presa una distorsione alla gamba.
È vergognoso che ancora oggi si tollerino le molestie sessuali e si giustifichi un uomo che si approccia a una donna in questo modo, mancandole di rispetto. Gente che poi si erge a giudice quando devono criticare come è vestita la vittima o come si comporta sessualmente.
Su Facebook infatti comparivano una sfilza di commenti che davano la colpa a lei per come sicuramente era vestita e molti altri ridevano e consideravano questo episodio come una cosa goliardica. Ma si può??
Uno di loro ha addirittura detto che le donne non devono esagerare a considerare molestia una pacca nel sedere e mi ha dato della femminista acida quando ho detto che “sono cose che subiamo solo noi donne ed è una mancanza di rispetto nata dalla considerazione delle donne come merce”. Egli ha cominciato a molestarmi verbalmente, dicendomi addirittura che “evidentemente il tuo ragazzo non ti dà pacche al c*lo o non ti sc*pa”. Come è possibile che ancora oggi ci sia gente che pensa che una violenza sia gradita alla donna???

Sono con te
26+

La storia di Stefania: davanti alla fermata del pullman

Era domenica mattina ed ero alla fermata del pullman, saranno state le dieci del mattino, quel giorno il pullman ci ha messo forse un po’ troppo ad arrivare. Intorno a me non c’era nessuno, nonostante la via fosse solitamente abbastanza trafficata. Ad un tratto una macchina parcheggia esattamente davanti a me, ma io non ci faccio caso. Per ingannare il tempo inizio a passeggiare avanti e indietro, nel girarmi per tornare indietro per caso il mio occhio cade all’interno della vettura e vedo che l’uomo alla guida si stava masturbando come se niente fosse. La mia reazione è stata di imbarazzo, paura e vergogna. Ma soprattutto di totale impotenza e paralisi. Inizio a guardarmi intorno per cercare qualcuno a cui chiedere un qualche tipo di aiuto e in lontananza vedo un signore che viene verso di me e in quell’esatto momento credo l’abbia visto anche l’uomo all’interno della macchina perché ha accelerato senza pensarci due volte. Ho fatto in tempo a prendere la targa, ma all’epoca ero minorenne, ho potuto fare solo una segnalazione, per fare una denuncia avrei dovuto avere 18 anni, ma all’epoca ne avevo solo 16. Quando sono diventata maggiorenne era troppo tardi per fare la denuncia, quindi, per quanto ne so, quell’uomo è ancora lì in giro e probabilmente si sta masturbando davanti a qualche altra ragazzina.

Sono con te
28+

La storia di Arianna: l’indifferenza non va bene

Ho scoperto questo sito da poco, e mi ha aperto un mondo. Un mondo, perchè in posti chiusi come il paese in cui vivo la realtà non circola, e gli abusi vengono spesso minimizzati.

E’ successo tutto prima di Natale, l’ultimo giorno di scuola. Io e una mia compagna di classe, che abitiamo vicine, tornavamo insieme con la corriera.
Ad una fermata, ecco che sale lui. Uno dei noti pazzi del paese, un ubriacone. La corriera era piena di gente, anziani, una donna col bambino davanti a noi in piedi. Io e la mia amica eravamo sedute insieme… Ero già stata importunata da quell’uomo, ma il fatto di essere su un mezzo pubblico pieno di gente mi rassicurava. Pensavo di essere in un luogo inattaccabile, perchè gli altri avrebbero visto. Perchè qualcuno “sarebbe intervenuto per forza”.
Ah quanto mi sbagliavo.
Quest’uomo è fissato con me. Una volta anni prima stavo passeggiando con un’amica, il tipo di persona che fa amicizia con tutti, e abbiamo fatto l’errore di rivolgergli la parola. Da allora, lui si ricorda di me, ricorda anche il mio nome, che stupidamente gli ho detto pur di farlo andare via. Lo so, ho sbagliato.
Lui camminava traballando, sembrava uno zombie, e diceva cose senza senso in dialetto. Rideva da solo. Si avvicinò a noi, e lì cominciai ad avere paura.
In un attimo fu davanti a noi, allungò la mano e mi prese la guancia tra due dita, come si fa ai bambini. Mormorava cose senza senso. Io e la mia amica ci guardammo, io notai di essere paralizzata. “Ma perchè?”, mi chiedevo. “Perchè sto reagendo così?” Mi convinsi che non era nulla, che non dovevo essere ridicola. E’ solo un pazzo, mi dicevo.
Dopo un po’ torna, mi prende una ciocca di capelli tra le dita e dice in dialetto “Sono belli i capelli, ti sei fatta la tinta?”, ed io paralizzata. Dentro di me mi sento una stupida, essendo una persona dal carattere abbastanza forte, al non avergliene urlate quattro. Mi batte la mano sulla spalla, due o tre volte, forte. “Sei bella, lo sai?”. Sono arrabbiata, ma non so cosa dire e non capisco il perchè. La donna col bambino mi guarda, stringendo il piccolo tra le braccia, un gesto protettivo contro lo zombie che ancora si muove avanti e indietro per il bus. TUTTI GUARDANO, NESSUNO INTERVIENE. Lui continua a dire il mio nome, e io tento di “salvarmi” dalle sue grinfie dicendo “Non sono Arianna, io non ti conosco”. Lui scoppia a ridere e borbotta in dialetto “Ma come? Io conosco una che si chiama Arianna, è uguale a te, ti faccio vedere una sua fotografia, poi ti porto in piazza [luogo dove ci siamo conosciuti e dove mi importuna] e te la faccio conoscere”
Io e la mia amica siamo state tesissime per tutta la durata del breve viaggio. Non è giusto.
Non è giusto che un pazzo possa girare liberamente ed importunare delle ragazzette. Non è giusto che due ragazze non possano stare in pace neanche su un mezzo pubblico, affollato. Non è giusto che tutti guardino e facciano gli indifferenti. L’indifferenza NON VA BENE.
Eccomi qui, mai molestata in luoghi deserti e stradine negli orari più impensabili, bensì su una corriera alle 12 di mattina davanti a tante persone, anche madri coi figli.

So che vi sono capitate storie ben peggiori di questa (ho letto cose che mi hanno fatto davvero arrabbiare), ma mi sono sentita in un qualche modo violata, mi è stato anche detto di esser “ridicola” a reagire così. Grazie a questo sito però ho capito che queste cose sono tutto tranne che normali, e che non è giusto che le donne passino i guai e arrivino a non sentirsi sicure neanche in mezzo a tanta gente a causa di questi bastardi.

Sono con te
30+

La storia di Rossana: molestie sull’autobus a Milano (e la pioggia non c’entra)

Qualche settimana fa alle 11 del mattino mi trovavo sull’autobus numero 37, direzione Garibaldi. L’autobus era vuoto a parte l’autista, me e un altro tizio che è salito proprio alla fermata tra Via Arona e Corso Sempione.
Io stavo tranquillamente seduta, mangiando una mela e pensavo a tutto quello che dovevo fare ancora quel giorno quando il tipo mi si è avvicinato a un palmo dalla mia faccia e mi ha detto “ti piace la mela eh?” con un tono provocatorio e distogliendomi di colpo dai miei pensieri.

Mi sono irritata che qualcuno interropesse a caso la mia pace e gli ho risposto sbrigativa: “sì, perché?”
Lui ha fatto una faccia assurda e mi risponde: “nervosetta eh?”
Al che gli ho detto che mi stavo facendo i fatti miei e basta. Allibito è andato a sedersi, arretrando per guardarmi in faccia e dicendo “è il tempo, la pioggia rende così”

*NO. NON E’ LA PIOGGIA.*

La mia domanda è: se io fossi stata un uomo che mangiava una mela cosa avrebbe fatto?
Sapete anche voi la risposta.

Sono con te
31+

La storia di Viola

Stavo andando a ripetizioni di matematica, quindi non è che fossi proprio al massimo dell’allegria. Da casa mia a quella della dolce signora che mi faceva ripetizioni ci volevano solo 5 minuti.
Mancano circa 2 minuti all’arrivo. Un ragazzo in motorino si ferma accanto a me e mi chiede se conosco un meccanico a cui rivolgersi per far controllare il suddetto motorino. Gli indico una via dove forse può trovare ciò che cerca, ma dico anche di non esserne del tutto certa.
Lui mi sorride, mi ringrazia, riaccende il motorino e parte…toccandomi il sedere.
Io rimango per circa 2 minuti ferma, allibita. Ma come può pensare un ragazzo di circa 30 anni di fare una cosa del genere ad una ragazzina di 15?
In ogni caso sarebbe stato inaccettabile anche da parte di un ragazzo della mia età.
Io sono andata avanti con la mia vita, anche se non ne posso più delle attenzioni stupide che ricevo praticamente una volta al giorno/inizio ad aver paura ad uscire da sola anche alle 7.30 di sera, ma se una persona fosse stata più debole, quest’evento non gli avrebbe lasciato delle profonde cicatrici? E’ vero, non ho subito uno stupro, ma a me fa schifo lo stesso, e non lo reputo poi così meno grave.
E aggiungo che non è stata la prima volta che mi hanno palpato il sedere degli sconosciuti, quell’anno. Ma quella è un’altra storia…

Sono con te
41+

La storia di Ele: quando i passanti intervengono in aiuto

Si camminava per Bari fra una lezione e l’altra. Non conosco nessuno all’Università, quindi non potevo intrattenere il tempo in nessun altro modo, visto che tutte le biblioteche erano chiuse. Non sono solita vestirmi in maniera “scoperta” o “provocante”, anche perché era inverno, ma anche se fossi stata in bikini, non ci sarebbe stata alcuna giustificazione per l’uomo che ha cominciato a seguirmi. Me ne sono accorta mentre cambiavo traccia dell’mp3, e guardavo le vetrine. Continuava a seguirmi quasi dall’Ateneo, ed eravamo arrivati parecchio distante. Ho continuato a camminare, sperando di seminarlo, sono entrata in una libreria, ad un certo punto, con la speranza che se ne andasse. Ci sono rimasta quasi un’ora, dimenticandomi di lui e facendomi gli affari miei. Uscita con il mio acquisto, me lo trovo praticamente davanti. Mi mette una mano sulle tette, palpandomele, e facendomi avance sessuali verbali, chiedendomi di andare da lui e altre cose che non voglio ripetere. Fortunatamente, in quel momento due persone, un ragazzo e una ragazza, appena usciti dalla libreria con me, sono intervenuti, minacciando di chiamare la polizia, e l’uomo si è allontanato. Io ero immobile, paralizzata dal panico. Fortunatamente, i miei due salvatori sono riusciti a calmarmi. Ma non credo lo dimenticherò tanto facilmente.

Sono con te
55+

La storia di Libera: ubriaca non vuol dire disponibile

L’altra sera finite le lezioni abbiamo deciso di uscire a bere (unico divertimento a Venezia).
Sulla via del ritorno, erano circa le undici di sera, eravamo io e una mia amica.
Siamo passate accanto a degli operai che stavano lavorando per sistemare la pavimentazione (tutti i lavori in centro li fanno di notte). Sarà che forse eravamo un po’ brille e stavamo urlando di gioia cose senza senso e la mia amica era veramente ubriaca e camminava in modo malfermo, ma fatto sta che ci hanno detto parole e ci hanno salutate in modo ammiccante.
Mi sono sentita ferita. Ero felice, un po’ ubriaca e stavo tornando a casa mia dopo una bella serata. Che diritto hanno delle persone che lavorano di molestarmi? Perché avevo bevuto? Ero ubriaca, ma ciò non vuol dire che ero disponibile.

Sono con te
33+

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