La storia di Amy: un passante aiuta!

Era ormai pomeriggio inoltrato e stavo uscendo dal mio appartamento per andare a svolgere qualche piccola commissione. Uscendo dal portone e attraversando la strada, ho sentito qualcuno biascicare un “Hey bella” a voce bassa, alle mie spalle, e voltandomi ho visto un uomo di mezza età che mi fissava.
Ho iniziato da poco a rispondere alle molestie, soprattutto grazie a voi di Hollaback, ma questa volta non sono riuscita a dire niente, mi sono voltata di nuovo e a occhi bassi ho proseguito per la mia strada.
È a questo punto che è successo qualcosa che ormai avevo smesso di aspettarmi: qualcuno ha preso le mie difese.
Un ciclista che stava percorrendo la strada in senso opposto, e che quindi aveva visto tutto, ha intimato all’uomo alle mie spalle: “Lasciala stare!”
Mentre continuavo a camminare, ho sentito il molestatore balbettare qualche scusa, mentre il ragazzo in bicicletta gli ha ripetuto il suo messaggio senza scostarsi di una virgola: “Lasciala stare!”

Molto spesso mi sono sentita dire, anche da amici e persone a cui tenevo, che “esageravo” quando mi lamentavo delle molestie in strada e sui mezzi pubblici, di cui sono vittima da quando avevo 15 anni, e il fatto che uno sconosciuto abbia preso le mie difese in un momento di fragilità mi ha molto colpita e commossa.
Era da tempo che volevo scrivervi e sono contenta di aver lasciato una testimonianza positiva!

Sono con te
30+

La storia di Anonimo: molestie in metro a Milano

Sono un ragazzo di 20 anni (all’epoca della molestia ne avevo appena compiuti 19) che un giorno come tutti gli altri stava aspettando la metro M1 ascoltando la musica con il suo telefonino. A un certo punto, mi si avvicina un uomo sulla quarantina che con voce ansimante mi chiede l’ora. In quel preciso istante, ingenuamente, non avevo capito che cosa avesse in mente di fare e con gentilezza gli ho risposto. All’arrivo della metro, l’uomo mi segue insistentemente e quando appoggio la mia mano a uno dei pali, noto che lui mi sta esageratamente vicino, nonostante ci fosse altro spazio disponibile. All’inizio non faccio caso a nulla di strano, ma noto che continua a guardarmi intensamente, senza mai distogliere lo sguardo. Allora io imbarazzato cerco di guardare altrove.

Arriva il momento in cui l’uomo si infila una mano in tasca e io inizio a capire che cosa stesse facendo. Il quarantenne comincia a masturbarmisi addosso alle 7 di sera, in mezzo a tutta la gente presente. Io, preso dal panico e dal disagio, non riesco a fare altro che cambiare palo cercando di evitarlo, ma lui continua a seguirmi senza darmi sosta. In quel momento, non ho idea di cosa mi stesse succedendo, ma non riuscivo a fare altro che allontanarmi senza aprire bocca. Non appena una signora si alza dal suo posto, io mi ci fiondo velocemente sperando di far desistere il molestatore. Purtroppo, lui continua imperterrito. Davanti a me, un signore è appoggiato ai sostegni guardando da un’altra parte, io nel frattempo cerco di incrociare il suo sguardo per chiedere aiuto, ma lui sembra non accorgersene, o fa finta di non vedere. Fortunatamente, il quarantenne scende alla fermata successiva lasciandomi finalmente in pace.

Questo avvenimento, mi ha scosso per diversi motivi:

1. L’accaduto mi ha fatto sentire un debole, perché non sono riuscito a difendermi, ma sono solo riuscito a scappare senza dirgli niente.

2. Mi sembra quasi impossibile che alle 7 di sera, sulla metro di Milano, io sia stato l’unico ad accorgermi di cosa stava accadendo tra tutte le persone presenti, e che nessuno abbia fatto niente per difendermi.

Fino a quel momento non credevo che anche i ragazzi potessero essere molestati in questo modo, ma purtroppo io stesso ne sono stato vittima e spero che nessuno debba provare il disagio che ho provato io in quel momento.

Sono con te
55+

La storia di Cinzia, da Monza

Vorrei condividere con voi la mia storia. Forse leggendola molti diranno che non è stato nulla di che ma mi ha scosso tantissimo. Erano le 9 di mattina ed ero alla stazione di Monza; ero vestita con dei semplici collant neri che facevano intravedere le gambe, stivali e una gonna nera semplice che arrivava fin sopra il ginocchio. Stavo andando verso la fermata del pullman e passo davanti a un gruppo di ragazzini che avranno avuto massimo 14 anni e uno fa “quella succhia i c***i” e io? Io ho fatto finta di nulla e sono andata avanti. Perché un bambino deve sentirsi in diritto solo di pensare una cosa del genere? Ma soprattutto perché non ho risposto? Perché inoltre mi sono sentita in difetto, sbagliata? Non ho saputo rispondere al bambino e a ripensarci adesso non saprei nemmeno ora cosa dire. Leggendo tutte le storie di altre ragazze e anche con la mia non si sa mai cosa fare, sia se è un bambino, sia se è una persona grossa come armadio – perché?

Sono con te
22+

La storia di Martina: “odio non sentirmi sicura nelle strade che percorro tutti i giorni.”

Forse andare a piedi la vigilia di Natale alle 8 di sera in una zona di periferia non è la scelta migliore, ma casa di mia nonna dista al massimo un chilometro da casa mia e tutti gli altri erano già là e non ho una macchina. Ovviamente la strada è deserta, macchine, ma non un pedone. Cammino velocemente, come sempre, poi sono in ritardo. Passo velocemente accanto a un giardino, dove di giorno i bambini giocano sulle giostrine e i cani vengono portati per le passeggiate. Allungo il passo. Non sono paurosa di natura e non penso, in genere, che le persone siano una minaccia per la mia incolumità, ma seduti alla panchina ci sono tre uomini che mi vedono. Mi viene naturale correre. È buio e poco illuminato. Sento in lontananza “ehy baby” “ciao bella”. Non è successo niente, ma io ho corso per i successivi 100 metri, guardandomi indietro per tutta la strada restante.
È quel che odio di più: non sentirmi sicura nelle strade che percorro tutti i giorni. Non sopporto quel sentimento che sembra nascere in modo naturale, quella sensazione d’insicurezza e di sospetto per ciò che intorno a me.

Sono con te
28+

La storia di Anonima, dalla Puglia

Salve a tutti. Sono una utente molto giovane, minorenne, ma sono femminista già da un po’ e vi seguo spesso. Voglio raccontarvi un episodio non tanto grave, ma che comunque mi ha messa rabbia addosso e mi ha fatto pensare.

Stavo camminando, sola, all’incirca verso le 7 e 30 di sera, e sono passata davanti a tre bambini che potevano avere all’incirca 9 o 10 anni. Appena sono passata, hanno iniziato a urlarmi “‘Sta mignottona!” “Ti porto a casa” e “questo è il mio numero, troia”. Bambini. Bambini di 10 anni. Non ho saputo neanche rispondere.. non so perché.. avrei potuto girarmi e cantargliene quattro o andare dai loro genitori, e invece non l’ho fatto. Mi sono sentita così in imbarazzo che ho velocizzato il passo e sono andata via. Ho un fratello quasi della stessa età che non si sognerebbe mai di comportarsi così, di urlare certe frasi a una ragazza che passeggia. Nonostante questo, che brutta società in cui ci troviamo. Buonanotte!

Sono con te
34+

La storia di Giulia: molestie in autobus

Mi trovavo in viaggio in autobus verso la città dove vive il mio ragazzo, per trascorrere il fine settimana da lui. È un tragitto da non più di 40 minuti, con tanta gente sulle diverse corse giornaliere. La corsa che avevo preso io era in pieno giorno, primo pomeriggio, e l’autobus era quasi pieno.
In una delle fermate a metà strada il bus si ferma per far salire un gruppetto di uomini, di cui uno si siede dietro di me. Non ci ho fatto caso, sembrava un passeggero come tanti.
Per i primi cinque minuti è andato tutto bene, poi l’uomo si è spostato sul sedile dietro il mio, poggiando la mano sullo schienale; già quel contatto ravvicinato con una mano sconosciuta mi infastidiva, lo consideravo un’invasione dello spazio vitale. Poco dopo sento che mi tocca impercettibilmente la spalla vicino il collo, un contatto tanto lieve da poter sembrare quasi casuale. Mi sforzo di non farci caso, pensando di essere paranoica e di vedere la molestia ovunque; cambio decisamente idea quando la stessa cosa si ripete tre, quattro, dieci volte, fino a diventare un tocco fisso.
Per tutto il tempo avrei voluto girarmi e rispondere a tono, reagire, denunciarlo davanti a tutti intimandogli di smetterla. Nonostante non sia stato un tocco deciso era lo stesso invadente e molesto, perché il suo obiettivo non era quello di arrivare a toccarmi, quanto di farmi sentire intimorita ed assoggettata a lui. Mi sono sentita vulnerabile e violata non tanto fisicamente, quanto mentalmente; nessuno ha il diritto di invadere lo spazio personale di una persona in questo modo.
Alla fine ho semplicemente cambiato posto; rimpiango di non avergli risposto a tono. Il motivo? Forse la consapevolezza che nessuno mi avrebbe sostenuta, e mi avrebbero dato della pazza paranoica.

Sono con te
13+

La storia di Chiara: molestie sul tram a Milano

Sono una ragazza di 20 anni, e ho scritto a Hollaback! tempo fa per parlare di un altro episodio accadutomi a Milano. Oggi, visto l’appello sulla pagina Facebook a segnalare altri fatti verificatisi i mezzi pubblici del capoluogo, mi viene in mente un ulteriore storiella fra lo scioccante e l’assurdo che mi è capitata.

Non saprei se considerare quanto accaduto una vera e propria molestia, ma forse viverla come tale è il primo requisito necessario a definirla: non credo esista un modo giusto e un modo sbagliato di sentirsi molestati o quantomeno privati del rispetto dovutoci, quindi sento che scrivervi sia un modo dire apertamente che solo perché chi la ascolta non creda o sminuisca un’esperienza non significa che sia meno importante per chi la vive in prima persona.

Come ogni mattina salgo sul tram per andare in università. Sono le 7:30 di mattina, il mezzo è piuttosto pieno e mi tocca restare in piedi, fra un sedile e la porta; davanti a me, su uno dei posti riservati, c’è seduta una signora anziana. Per evitare di essere d’intralcio poso la borsa fra i piedi e tento di mantenere l’equilibrio come posso, vista la poca stabilità fisica mattutina.
Passa qualche minuto e mi sento un peso sul sedere, e lì per lì penso sia la borsa di qualcuno, o un ombrello, o un arto involontariamente appoggiato per via del sovraffollamento, ma qualsiasi cosa sia insiste con forza, staccandosi per un istante per riprendere subito dopo con più energia: mi volto e alle mie spalle mi ritrovo un’altra donna anziana che con la mano aperta e appoggiata proprio sul mio culo mi spinge con forza per spostarmi e poter parlare con la sua conoscente seduta di fronte a me.
Sul momento resto tanto allibita da non sapere cosa e se dire qualcosa, e la lascio discutere con l’amica, finché, al momento di scendere, trovo il coraggio di posarle una mano sulla spalla e dirle tranquillamente “sa che è considerato piuttosto maleducato toccare il sedere agli sconosciuti?”: in risposta ho avuto lo sguardo di un cagnolino bastonato, come se fossi stata io a spalmarle una mano sul di dietro per smuoverla dove mi era più comodo.

Nei minuti successivi molte domande si sono affollate nella mia mente, alcune più sensate, altre meno:
Perché quell’espressione scandalizzata alla mia reazione indispettita?
È cosa tanto normale che all’abusatissima frase “ah! i giovani d’oggi!” corrisponda un’automatica maleducazione e mancanza di rispetto nei loro confronti?
Sarebbe successo lo stesso a un ragazzo o a una donna matura?
È cosa tanto risaputa che una donna sia un puro oggettino da poter essere spostata a proprio piacimento?
Sarebbe stato così difficile posarmi una mano sul braccio e chiedermi se potevo spostarmi?
È legittimo per una donna anziana fare ciò che da parte di un uomo sarebbe considerato perverso e degno di biasimo?
Spero che di domande del genere, prima o poi, nessuno se ne debba più fare.

Sono con te
29+

La storia di anonima, dalla provincia di Salerno

Avevo un appuntamento con un amico. Saranno state le nove e mezzo, e perché eravamo entrambi in ritardo, avevamo concordato di vederci in prossimità della stazione del mio paese.
Il luogo è ben illuminato, di solito anche non isolato. Eppure normalmente evito di passarci.

Ero da sola, l’unica cosa di appariscente era il cappotto (fondo nero con qualche riga colorata).
Un gruppo di cinque ragazzi armeggiava con un distributore automatico per l’acquisto di preservativi. Non guardo, mi limito a camminare e a tenere gli occhi di fronte a me. Uno dei cinque si posiziona quasi a tagliarmi la strada. Con fare spavaldo mi fissa e dice “uagliù putimm pur prendsre un pacco grande e li usiamo tutt ngopp a chest” ([traduzione: possiamo pure prendere un pacco grande -di preservativi- li usiamo tutti SU questa, ovviamente rivolgendosi a me]. Dribblo il ” blocco” e li evito, ma mi accorgo che si fanno cenno l’un l’altro e cercano di attraversare la strada con me. Si fermano solo perché in senso opposto sta passando una famiglia.
Aumento il passo e li semino.
La cosa che più mi manda in bestia è il branco. Sono solo dei pusillanimi che di fronte alla possibilità di essere scoperti smettono di fare i “galletti”. E la cosa ancora piú brutta è che mi è andata bene.
Entro in macchina del mio amico, e dobbiamo passare per quella zona: sono ancora lá. Il tipo che mi ha parlato mi vede dal finestrino, mi fissa e sorride, per tutto il tempo della manovra…

Sono con te
44+

La storia di anonima, da Roma: molestie nel campus universitario

Vivo nel campus universitario: è un luogo in cui entra solo chi deve andare all’università o all’ospedale, quindi l’ho sempre considerato un luogo sicuro.

Sempre, fino a qualche settimana fa. Saranno state le sette di sera, quindi era già buio, e avevo un vestitino, i capelli sistemati e il trucco fatto bene. Insomma, anche per una che ha un sacco di problemi di autostima, mi sentivo veramente carina.

Camminavo verso l’uscita del campus dove avrei preso un autobus, quando incrocio un uomo sulla cinquantina che stava percorrendo la stessa strada ma nell’altra direzione.

“Hey, bellezza,” io lo ignoro e tiro dritto per la mia strada. Quando gli passo vicino si ferma e fa per toccarmi, ma mi scanso. Scossa, ma tutto sommato abbastanza tranquilla, continuo a camminare.

Ripeto che lui stava andando nell’altra direzione, quindi capirete la mia sorpresa quando me lo sono rivisto davanti dopo tipo cento metri.

“Tesoro, sei bellissima, vieni qua che ti porto a fare un giro in macchina” mi dice, avvicinandosi.

“Grazie, ma no, grazie” gli rispondo, e lui fa una faccia strana, poi mi afferra per un braccio e prova a trascinarmi. Io mi divincolo, gli tiro un calcio nei testicoli e corro via verso la mia stanza.

Inutile dire che da allora non sono più uscita di sera senza farmi venire a prendere in macchina proprio sotto dove abito.

Sono con te
42+

La storia di Chiara: riflessione su ciò che le persone definiscono “innocenti complimenti”

Più che una molestia, ciò che mi è successo è stato qualcosa che mi ha fatto riflettere su ciò che le persone definiscono “innocenti complimenti”. Stavo camminando tranquillamente con una mia amica per una festa di paese. Avevo in mano un cartoncino con dei cannoli siciliani, riconoscibile dall’imballaggio. Mentre parlo con la mia amica noto da lontano un ragazzo sui 30 anni che mi fissa insistentemente mano a mano che ci avviciniamo al tavolo in cui era seduto con degli amici. Ero già pronta mentalmente all’idea che mi avrebbe fissata in un modo che trovo fastidioso, quindi ero pronta a ignorarlo. Però, mentre superavamo il tavolo, il tizio si è voltato di 180° per continuare a guardarci e ha esclamato a voce alta “A questa gli hanno regalato i cannoli” in un dialetto da osteria di bassa lega, scatenando l’ilarità dei suoi amici. Non ero neppure arrabbiata, anzi, ero di buon umore per la presenza della mia amica, quindi d’istinto mi sono voltata e guardandolo negli occhi gli ho detto “Veramente li ho comprati”. La sua reazione è stata quanto meno peculiare: ha sgranato gli occhi formando un sorriso imbarazzato, ha alzato i palmi per discolparsi e mi ha detto “Scusami, non volevo”. Io mi son voltata senza rispondergli con il sorriso sul volto, perché ero seriamente di buon umore. Ma ciò mi ha fatto riflettere molto: se sono solo battute, se sono solo complimenti, perché il ragazzo in questione si è sentito in dovere di discolparsi e chiedermi scusa? È la coscienza sporca che porta a scusarsi in questo modo perché in realtà non sono mai “solo complimenti”, e chi si rivolge alle persone in questo modo è il primo a saperlo bene.

Sono con te
32+

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