Passando una sera sul Fosso Reale a Livorno

Abbiamo conosciuto Egon come autore dello spettacolo teatrale “Mi chiamo Egon. Diario di un uomo transessuale”, debuttato a Pisa nel Maggio 2015. Gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza di molestie in strada come uomo transessuale, e lo ringraziamo per questa condivisione.  Egon è un attivista e studioso queer e per la liberazione animale; cofondatore del collettivo Intersexioni e del collettivo Anguane, è membro del Centro di ricerca Politesse dell’Università di Verona e del Centro Interuniversitario per la Ricerca Queer CIRQUE. È inoltre ideatore del progetto “Liberazione Generale”, giornate di studio e di prassi politica (Firenze 2013 and Verona 2014) sulle correlazioni tra liberazione animale, omo-transfobia, sessismo e diritti delle persone intersex. 

 

Mi chiamo Egon Botteghi e sono un uomo transessuale.

Negli anni passati, prima della mia transizione da donna a uomo, guardavo alla vicenda di vita di una persona trans come ad un viaggio, un viaggio assolutamente avventuroso, adatto solo a gente coraggiosissima e dalla tempra di acciaio. Vedevo infatti le persone trans come dei viaggiatori solitari, che si spingevano oltre i limiti del conosciuto, in terre ancora inesplorate, anzi ancora inesistenti e le portavano alla luce, facendo esistere quello che la maggior parte della gente non riusciva neanche ad immaginare. Poi anch’io mi sono messo in cammino, anch’io ho fatto questa traversata tra i generi, e non mi sento così un eroe, ma piuttosto una persona che ha fatto quello che si sentiva di fare, che è riuscita ad aprire un po’ le sue gabbie.

Quel che è vero, però, è che ho acquistato da questa vicenda uno sguardo particolare, uno “sguardo trans”[1], che mi permette di decifrare con più facilità di prima i segni del sessismo e della divisione tra i generi, che molt* percepiscono come naturali, tanto sono introiettati, anziché culturali e costruiti (e tenacemente propagati ed inculcati).

Qualcun* mi potrebbe considerare un infiltrato sotto copertura nel mondo dei maschi, pronto a smascherare i segreti della parte dominante. Sicuramente adesso sono a stretto contatto con i privilegi maschili, e questo mi rende più chiara la filigrana di potere che sottende ai nostri ruoli di genere e come questa ci viene socializzata. Una delle scoperte che ho fatto riguarda proprio lo “stare in strada”, che si declina in maniera diversa tra uomini e donne, il modo diverso di sentire di dover occupare lo spazio, il privilegio maschile di avere un corpo non considerato vulnerabile dagli sguardi degli altri [2] e quindi alla possibilità o meno di incorrere in molestie mentre stai semplicemente esistendo.

Ricordo, ad esempio, che una sera, mentre stavo rincasando di notte camminando a piedi per le vie del centro della mia città, giunsi all’altezza del Fosso Reale, quel canale d’acqua dove la tradizione vuole che il grande artista Amedeo Modigliani buttò alcune sue opere perché deriso dai suoi concittadini, e notai un gruppetto di ragazzi seduti sulle spallette. Mi accingevo a passargli davanti e, dopo anni di vita al femminile, ero preparato a subire l’inevitabile alzata di sguardi di quelle persone su di me. Un misto di sensazioni negative mi colavano già dentro: fastidio di dover essere giudicato per il mio aspetto (ed un atavico timore di non risultare soddisfacente) e un pizzico di inquietudine per essere lì da solo, a tarda sera. Ma quando sfilai davanti a loro non sentii niente, nessun occhio si alzò su di me, nessuno di loro cambiò posizione e calcolò il mio passaggio. Allora mi ricordai di essere un uomo e di essere affrancato dal loro interesse. Tirai un sospiro di sollievo e mi sentii incredibilmente leggero, libero e padrone della parte di mondo che occupavo camminando nella notte.

[1]    Cfr Alex B., “LA società de/generata”, Nautilus, Torino 2012

[2]    Nella nostra società aggiungerei, al dato di essere maschio, quello di essere bianco, etero, non povero ed abile

Una risposta a "

  1. anche un uomo può preoccuparsi del suo aspetto ma non davanti a degli sconosciuti, si preoccupa del suo spetto quando pasa davanti a una persona che gli piace

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