La storia di anonima da Rovereto: sessismo e razzismo si intrecciano

Questa non è una storia di molestie, ma un evento che mi sento di condividere perché mi ha molto turbata.
Ieri sera, con le mie amiche, stavamo andando a fare aperitivo e sulla strada ci siamo fermate al distributore delle sigarette, che io ero senza. Qui abbiamo incontrato una persona senza fissa dimora a cui serviva la tessera sanitaria per prendere le sigarette, o almeno è quello che ho capito fra i biascichii dell’alcol e l’accento diverso dal mio. Era un signore gentile, anche se “socialmente non inserito”, tant’è che poi voleva offrirmi un paio di sigarette.
Ma non è tutto. Stranamente, ieri sera c’era in giro molta più gente rispetto a quanto siamo abituate qui, e vicino al distributore automatico c’erano anche dei cinquantenni a fare gli splendidi. Uno, in particolare, mentre io non stavo capendo cosa la persona volesse, si avvicina a noi e dopo un po’ inizia a chiedermi cosa volesse e di star tranquilla, che c’era lui, nel caso fosse successo qualcosa, che bastava un cenno o una parola, nonostante io tentassi di ignorarlo e cercavo di non incrociare il suo sguardo. Cenno che poi mi ha fatto quando finalmente ho preso le sigarette e ce ne siamo andate.
Io non so perché questo paladino della giustizia si sia sentito in dovere di accorrere come un supereroe, fatto sta che mi ha solo spaventata e messo addosso un’ansia tremenda e rabbia, quando prima ero abbastanza tranquilla.
Rabbia perché non ho letto nulla di male nel comportamento dell’altro signore; rabbia perché non ero spaventata da lui, ma solo perplessa, non capivo; rabbia perché qualcuno si è sentito in dovere di accorrere in mio aiuto, ma, per una volta, non ne avevo bisogno; rabbia perché mai nessuno quando sono stata veramente molestata è intervenuto; rabbia perché probabilmente lo ha fatto in base a pregiudizi suoi, su di me, in quanto donna, e sull’altro, in quanto immigrato; rabbia perché ormai ho imparato a cavarmela da sola e voglio pensare di potercela fare da sola, almeno in queste situazioni. Avrei voluto dirgli che non ce n’era bisogno, ma non riuscivo a articolare parola tanto ero agitata.
So anche che andandomene e passando davanti a lui volevo scomparire, mi sono sentita più vulnerabile e indifesa, più debole, più in ansia. E non voglio sentirmi così. Mi sentivo così quando per strada mi sentivo sguardi altrui addosso e i commenti su quanto fossi carina o su come fossi vestita. Mi ero promessa non mi sarei più sentita così e ho tentato di ignorare qualsiasi cosa, fingendo di non sentire nulla. Ma ieri sera no, ieri sera mi sono sentita esattamente come non volevo.
Per fortuna, poi, con le mie amiche ci abbiamo riso su e la tensione si è dissolta prima ancora di arrivare al bar.
Questo è tutto.
[got_back]