Suggerimenti

Suggerimenti su come fermare le molestie

Molti pensano che ci chiamiamo Hollaback! (che in italiano si traduce con “rispondere”, “controbattere”) perché ci proponiamo di rispondere a chi ci molesta in ogni caso e in ogni circostanza. Non è proprio così. Hollaback! è stato fondato perché, nonostante in diverse occasioni riusciamo a reagire ai molestatori, ci sentiamo comunque frustrate/i e arrabbiate/i.

Hollaback! pensa che condividere le storie di molestie in strada in un blog può portare attenzione al problema, e qundi contrastare la cultura che rende le molestie in strada normali e accettabili. Questa strategia ha avuto successo finora, ma capiamo che qualche volta si voglia fare di più che raccontare solamente la propria storia. Per questi casi, abbiamo creato una guida prendendo spunto dal blog di Holly Kearl Stop Street Harassment. Holly ha incluso inoltre le idee di Martha Langelan, Lauren R. Taylor, e di Bernice Sandler. Facci sapere se anche tu hai delle idee! Scrivici a [email protected]

Innanzitutto, non c’è un “miglior modo” in assoluto per rispondere alle molestie. Devi contestualizzare ogni volta, e ricordarti che la sicurezza deve essere la tua priorità!!! Detto questo, qui trovi delle idee su come rispondere, che puoi usare per rendere il molestatore consapevole del suo comportamento.

RISPOSTE ASSERTIVE E DECISE

6 suggerimenti per reagire a chi ti molesta:

1. Usa in maniera chiara il linguaggio del corpo. Guarda chi ti molesta negli occhi, parla ad alta voce e in maniera chiara. Usa contemporaneamente la voce, le espressioni facciali e il linguaggio del corpo, senza segnali in contrasto l’uno con l’altro; mostra assertività e decisione.

2. Esprimi sicurezza e calma. Anche se non ti senti così, è molto importante sembrare calme e sicure di sé.

3. Non chiedere scusa e non scusare il molestatore, non fare domande. Non hai bisogno di chiedere scusa per come ti senti o per quello che vuoi. Sii decisa.

4. Non hai bisogno di rispondere alle domande, alle distrazioni, alle accuse minacciose o ai sensi di colpa. Segui i tuoi propositi e vai dritta al punto. Ripeti ciò che gli vuoi dire, e vai via.

5. Non agitarti e non perdere la calma. Questo tipo di reazioni porta più facilmente il molestatore a reagire con rabbia o violenza.

6. Decidi tu quando ne hai abbastanza. Il successo delle tue azioni dipende da come lo definisci tu. Se hai detto quel che sentivi e sei pronta ad andartene, fallo.

12 idee su quello che puoi dire a un molestatore

1. Nomina chiaramente il suo comportamento, e definiscilo come sbagliato. Per esempio puoi dire: “Non fischiarmi dietro, è una molestia” oppure “ Non toccarmi il culo, è una molestia sessuale”

2. Digli esattamente cosa vuoi. Dì, per esempio, “Vattene, levati” “Smettila di toccarmi” “Vai da un’altra parte”.

3. Chiedi se vorrebbe che la loro madre, sorella, figlia, fidanzata o moglie venissero trattate come lui sta trattando te.

4. Generalizza, ed esprimi il tuo pensiero contro ogni episodio di molestia, come “Basta molestare le donne”. “Non mi piace”. “Mostrate un po’ di rispetto”. Dillo con tono neutrale ma incisivo.

5. Fai un discorso lineare di “causa-effetto” (e sii molto concreta a proposito degli effetti): dì al molestatore come stanno le cose e che problema ti crea; esprimi l’effetto che fa, e cosa invece vorresti tu. Ecco un esempio: “quando mi dici “Che bel culo che hai” mi fai sentire a disagio. Vorrei che mi diceste “Buongiorno/Ciao” se avete intenzione di parlare con me!”.

6. Identifica la persona con dei dettagli ad esempio sull’abbigliamento: “Uomo con la camicia gialla, smettila di toccarmi!” (questo è particolarmente utile se c’è qualcuno vicino, come sull’autobus)

7. Critica e attacca il comportamento, in quanto offensivo,  e non la persona: dì ciò che non ti va bene di quel che il molestatore sta facendo (“Lei mi sta troppo vicino”) piuttosto che criticarlo come persona (“Sei un porco!”).

8. Usa dei modi “da signorina educata” e dì cose del tipo “Le chiedo perdono” o “Non posso credere che l’abbia detto” o “Mi sta confondendo con qualcuno a cui pensa di poter dire quelle cose”, insieme a espressioni facciali di shock, disappunto, disgusto.

9. Fai una domanda retorica “alla Socrate”, come: “Interessante. Mi può spiegare perché pensa di poter appoggiare la sua mano sulla mia gamba?”

10. Se il molestatore sta in macchina scrivi il numero di targa. Anche se non lo vedi realmente, fingi di scriverlo: questo può spaventare il molestatore e bloccarlo. Se è aggressivo o minaccioso e riesci a scrivere realmente il numero di targa, puoi portarlo alla polizia.

11. Compra un bloc-notes e scrivi in grassetto sulla copertina “molestie da strada”. Prendi nota di tutte le volte che vieni molestata, e chiedi al molestatore di turno di ripetere la scena in modo che possa prendere appunti al meglio, e in diretta. Fallo in maniera plateale, come se fosse una recita, chiedendo la data, l’ora, il luogo dove vi trovate, etc. . Se ti chiedono perché stai scrivendo queste cose, puoi dire che stai annotando e memorizzando tutte le molestie che subisci.

12. Dì al molestatore che stai conducendo un sondaggio sulle molestie in strada. Tira fuori un bloc-notes e inizia a chiedere, per esempio “Quanto spesso lo fai?” o “Come sceglie le persone da molestare?” o “Ti piace di più farlo da solo o in compagnia?” o “ Parla con sua madre, sua sorella, o le sue amiche delle persone che molesta per strada?”

Il libro Stop Street Harassment: Making Public Places Safe and Welcoming for Women (in inglese) include uteriori suggerimenti su come rispondere alle molestie in strada, con molti esempi e casi di successo.

 

Esempi di RISPOSTE CREATIVE

Ci sono circostanze tali per cui le risposte assertive o “l’intervista” ai molestatori non funzionano o non sembrano essere delle scelte semplici. Quando ci si trova in una di queste situazioni, è necessario pensare a quello che, in alternativa, può funzionare. Ecco di seguito delle risposte meno tradizionali:

1. Jessie ha condiviso questa storia e questa foto sul sito di Hollaback su come ha reagito a un gruppo di molestatore in un cantiere edile: “ Ci sono stati dei lavori vicino a casa mia, per circa sette mesi. Dovevo evitare di passare a piedi lì vicino ogni volta che mi era possibile, facendo la strada più lunga nel tragitto tra casa mia e la fermata dell’autobus. Un giorno ‘osai’ fare la strada più veloce per tornare a casa. Pensavo che, se avessi camminato svelta e fingendo di essere al telefono, sarei stata al sicuro. Sbagliato. Molti uomini, sia dalla strada che dall’edificio, iniziarono a urlarmi contro. Due di loro si avvicinarono alle recinzioni per avvicinarsi il più possibile a me, facendo gesti volgari e commenti. Quando arrivai a casa scrissi questo cartello e lo appesi la notte stessa. Usai delle corde per assicurarlo per bene alla grata, di modo che si vedesse dalla strada davanti ai lavori in corso. I molestatori non poterono leggere la scritta se non alle 9 del mattino, quando ormai tantissime persone avevano già letto il cartello. Dietro al cartello scrissi la definizione di molestie sessuali e un particolare messaggio per quegli stronzi che mi fecero sentire insicura nel mio stesso quartiere.”

Attenzione: questo cantiere molesta sessualmente le donne

2. Dopo aver intervistato molte persone a proposito delle situazioni più odiate che si possono vivere in metropolitana, l’artista jayshells ha creato numerosi poster, incluso uno sulle molestie. Ha appeso più di 400 poster per tutta New York.

Le buone maniere in metropolitana

“Contatto fisico: la metropolitana è affollata ed è normale che si stia a stretto contatto. Ma questo non da a nessuno il diritto di toccare o palpeggiare un’altra persona. Questo si chiama molestia sessuale ed è illegale sia sopra che sottoterra (e sotto la vita). Tieni le mani a posto, pervertito.”

3. Alla fine degli anni 80 l’artista Ilona Granet disegnò numerosi segnali stradali contro le molestie in strada. Il suo obiettivo era quello di “dire apertamente che le donne sentono le molestie come sgradevoli, seccanti, ai limiti dell’obbrobrioso, e intollerabili”. Un segnale dice “Placa i tuoi istinti animali” sia in inglese che in spagnolo, e un altro diceva “no cat-calls (termine inglese per indicare i tipici “richiami” dei molestatori, come “Ciao piccola” “ciao bella” “ciao amore” etc.), fischi, rumori di baci”. Son fatti dello stesso materiale di cui son fatti i segnali di Stop e sono all’incirca della stessa misura.

La Granet mise in mostra i suoi segnali nel Museo di Arte moderna di New York e in varie mostre itineranti. Ancor più straordinario fu il lavoro con il DOT (ministero dei trasporti di New York) che le permise di vedere i suoi segnali appesi al pubblico per circa un anno.  Poté appenderli con successo vicino al World Trade Center, al Brooklyn Bridge, al South Street Seaport, al Borough of Manhattan Community College, e al Battery Park. I suoi segnali ispirarono molti articoli in tutto il mondo, e ne parlarono le radio, la televisione, vari quotidiani e varie riviste.

 

4. Nel 2010 Lisa Robinson, suo marito e il loro figlio di cinque anni si trovavano in treno; tornavano a casa dopo una gita a Cardiff (Galles), dove avevano festeggiato il compleanno del figlio. Sul treno con loro c’erano circa trenta tifosi della squadra di calcio del Cardiff, ubriachi. Gli uomini stavano molestando una passeggiera sulla banchina della stazione. Quando la Robinson disse loro di smetterla iniziarono a dire insulti sessisti e a fare commenti volgari su di lei. Robinson spinse la leva rossa per fermare il treno. Informò il controllore della molestia subita e chiese che venisse chiamata la polizia. Il controllore però non fece nulla e fece ripartire il treno. Basita per l’indifferenza del controllore, Robinson e la sua famiglia scesero dal treno alla fermata successiva e chiesero, di nuovo, che venisse fatto qualcosa. Il controllore si rifiutò di nuovo. Robinson decise di fare qualcosa, e si sedette sui binari! Non si sarebbe mossa fino a quando la polizia non sarebbe arrivata. La polizia e i politici locali condannarono il comportamento dei molestatori e del controllore, e applaudirono la Robinson; la polizia aprì un’indagine.

Lisa Robinson affermò: “Questa è la mia comunità, questo è il mio paese. Non vogliamo esser vittime di prepotenti e soprattutto le donne e i bambini devono avere la possibilità di viaggiare in pace e andare a farsi gli affari propri senza essere disturbati”.

5. Il collettivo “The riot” ha creato questo ironico modulo da far riempire al molestatore, in “The Riot’s Great Big Patriarchy-Smashing Activity Book”. Nel modulo si chiede al molestatore di “conoscerci meglio”; vengono chiesti nome, età, quale sia stata la frase usata per attrarre la nostra attenzione, il motivo che l’ha spinto a farlo, e infine, viene chiesto di selezionare quale definizione darebbe all* sfortunat* vittima delle sue molestie: una puttana, una lesbica, o un essere umano che pensa e sente e merita rispetto?